A febbraio torna Bรกyรฒ !

Politiche dellโ€™altrimenti come linee di fuga

Il nuovo tour italiano di Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ

sarร  un festival para-pedagogico, una libagione nelle crepe, una pragmatica dellโ€™inutile, una opportunitร  per pensare insieme politiche dellโ€™altrimenti anche lร  dove ogni linea di fuga sembrerebbe preclusaโ€ฆ 

Un festival itinerante con 4 tappe –  1 febbraio: Black History Month a Torino, 2 febbraio: Uni Bicocca a Milano,  3 febbraio: Scuola Etno-sistemico-narrativa a Roma, 4 febbraio: Terzo Paesaggio a Milano

Ogni incontro una variazione sul tema per declinare un’ecologia delle pratiche e  per ricordare cosa possa significare “casa” fuori dall’illibertร  sovrana mentre piangiamo e ridiamo con i nostri parenti umani e non umani in questa terra desolata.

La preposizione greca ฯ€ฮฑฯฮฌ ha molti significati: simile, oltre, al di lร , contro.  Come prefisso para- รจ spesso usato come contrappunto al significato consolidato di una parola, di una pratica, di una disciplina. Come in paramedico (qualcosa che si aggiunge ma non sostituisce la medicina) paranormale (decisamente al di lร  del normale) paradossale (contrario all’opinione comune). Il para-pedagogico si riferisce ai contesti, ai paesaggi percettivi, alle dimensioni relazionali che aprono a un pensiero nel-mentre, a un pensiero in fuga, a un pensiero emergente sempre a partire da pratiche che attraversano i corpi e le menti al di lร  dei confini e delle categorie date.

Dettagli

1 febbraio Torino

Due eventi : Bayo inaugura  il BHM di Torino alle 16.30 al Museo Reale in piazzetta Relae 1, con una conversazione che intreccia la riflessione su quali ereditร  e quali appartenenze  lasceremo  a figli e nipoti con il tema della nerezza come risorsa transrazziale, riccheza eccedente le architetture della modernitร  coloniale.

Alle 20.30 alla libreria Trebisonda  via Santโ€™Anselmo 32 rprenderemo la conversazione con la presetazionedi โ€œQueste terre selvagge oltre lo steccatoโ€  coadiuvati dalle lettura di Vesna Scepanovic

Non sono necessarie prenotazioni

2 febbraio Milano

Ore 14 Universitร   Bicocca edificio U6  IV piano  stanza 4152

Per le Bell Hooks lectures del Dipartimento per le scienze umane della formazione conversaziione aperta, non รจ necessario iscriversi

Pensieri diasporici

La storia della schiavitรบ รจ ricca di lezioni di resistenza, creolizzazione e fuga dallโ€™ingiustizia – dai quilombo brasiliani allโ€™undeground railroad 

La โ€œnerezzaโ€ (blackness) prima ancora che un paradigma identitario รจ sempre stata un eccesso relazionale  che la neuro-tipicitร  coloniale non รจ mai riuscita a domare. Ma che fare quando non cโ€™รจ via di fuga, quando  le geopolitiche e la violenza di stati e imperi normalizano la distruzione e si rifiutano di disarmare il lutto? Come aggiornare le lezioni della โ€œnerezzaโ€ immaginando unโ€™ecologia di pratiche senza cedere a facili politiche identitarie nรฉ accettare lโ€˜anestesia delle coscienze?

Come prendere posizione trovando linee di fuga da unโ€™architettura sociale in cui le crepe diventano sempre piรน evidenti?

<https://www.facebook.com/events/941883860637038/>

Possibile accedere on line al link https://unimib.webex.com/wbxmjs/joinservice/sites/unimib/meeting/download/606958E16DDCD506E0531AA2FD0AFEBA

3 febbraio Roma Roma dalle 10 alle 18 via Cesare Balbo 4 a

ยซIl feticcio supremo della modernitร  รจ forse la nozione di individuo. Avulso da relazioni ecologiche, pixelato all’interno di uno spaziosensoriale e cognitivo funzionale ai ritmi imposti da una forma di economia divorante e cieca. Ma il feticcio non funziona piรน e lesoluzioni proposte continuano a far parte del problema. La salute non puรฒ fondarsi sul diniego dellโ€™intreccio ferito con un pianetavivente, nรฉ lโ€™idea di cura ridursi alla ricerca di rimedi palliativi per la crisi di una modernitร  che nessuna โ€œsoluzione finaleโ€ puรฒโ€œguarireโ€ con una delirante formattazione di ciรฒ che devโ€™essere normalizzato.ยป

รˆ invece nelle crepe della crisi che qualcosa di diverso puรฒ emergere.

Aggiungendo il prefisso ab (che indica il muoversi โ€œdaโ€) Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ  propone un pensiero โ€œin fugaโ€ dallapsicologia adattiva verso ecologie della salute e della cura in continua tensione verso un โ€œaltrimentiโ€ fertile e animato.

La sessione mattutina proporrร  un workshop  esperienziale,  quella pomeridiana elementi di riflessione e confronto.

Eโ€™ necessario iscriversi scrivendo  a  info@etnopsi.it (Tel.) +39 3317149736 

Il seminario ha un costo di 80โ‚ฌ (50โ‚ฌ per ex alliev* e partecipanti al gruppo   โ€œClinica della    crisiโ€).

Alcune borse di studio sono disponibili per facilitare lโ€™accesso a persone fortemente motivate ma impossibilitatea seguire la giornata seminariale per difficoltร  economiche.

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Infine 4 febbraio Milano, Terzo Paesaggio, Padiglione Chiaravale, via San Bernardo 17

dalle 11 alle 17โ€‚


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Per un’ecologia delle pratiche

(piccolo festival para-pedagogico) 

Una intera giornata di piccole sperimentazioni e conversazioni per imparare e disimparare insieme. Terzo Paesaggio e Clinica della Crisi sono felici di ospitare nuovamente Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ a Chiaravalle.

E’ necessario iscriversiโ€‚a questo link:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-per-unecologia-delle-pratiche-bayo-akomolafe-795361647097?fbclid=IwAR1N-NYQ2ABIRSaU_2P9zRFG6vTH7iZcSGhMaNiC2udiPNrSfAer8_6qDsA

A seguire alle 18 incontro ristretto per Clinica della Crisi, Vunja! e per chi ha seguito Bayo nelle varie tappe di questo e del suo tour precedente. Chi รจ interessato  a quest’ultimo evento mi scriva a fabrice.olivier.dubosc@gmail.com

Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ  intreccia il pensiero critico contemporaneo con le intuizioni della tradizione Yoruba. Pur avendoprivilegiato la libertร  del pensiero nomade alla carriera universitaria รจ in dialogo continuo con gli ambiti di ricerca piรน creativi in molteplici contesti. Ha fondato The Emergence Network. Nel 2022, รจ stato  nominatoprimo Global Senior Fellow (o โ€œprovocatore residenteโ€) dell’Othering and Belonging Institutedell’Universitร  di Berkeley (California).  In italiano รจ uscito il suo โ€œQueste terre selvagge oltre lo steccato -lettere a mia figlia per far casa sul pianeta โ€  (Exรฒrma 2023).

Se appena riuscite, non perdetevi Bayo che รจ uno dei trickster piรน gentilmente animati e capace di spiazzare intrecciando visioni che abbia mai conosciuto. 

Bianchezza / Nerezza

Clinica della crisi/ecologia della cura nasce nel desiderio di ripensare i lemmi dei nostri luoghi comuni ,delle parole d’ordine stantie e delle parole che ancora ci mancano. Bayo Akomolafe in questi due brani tratti dai suoi webinar e blog (https://www.bayoakomolafe.net) riprende i temi dell’identitร  e della razzializzazione nel contesto di un piรน vasto intreccio con il pianeta e con il divenire degli umani. Sono temi che ricordano molti spunti di Achille Mbembe, e prima di lui di Frantz Fanon ma l’intreccio delle radici Yoruba di Bayo in dialogo con la ricchezza del pensiero contemporaneo permettono di esplorarli nuovamente come altrimenti emergenti dalle urgenze del presente. Le foto delle maschere sono tratte dal lavoro di Phyllis Galembo “Maske” scattate in Africa Occidentale e nella diaspora a Haiti e Cuba.

Bianchezza

ยซLa modernitร  coincide con la โ€œbianchezzaโ€.

Ma cosโ€™รจ la bianchezza? Non รจ una qualitร  o proprietร  personale, cosรฌ come le nostre politiche tentano di di definirla, la bianchezza รจ un sistema,  un sistema razzializzato che produce corpi e li colloca gerarchicamente. Mi piace dire che i corpi bianchi sono diventati bianchi per via della โ€œbianchezzaโ€. Non  รจ che i corpi nascano bianchi o neri o marroni, ma che quelle identitร  sono costruite a partire da una metrica politica che attribuisce delle โ€œproprietร โ€.

Se che le cose รฌdel mondo non appaiono senza relazioni, il mio corpo e i vostri corpi emergono a partire da questa metrica politica e veniamo introdotti in un mondo che ci dice di Tizo e Caio โ€ฆ..  non tanto che โ€œsonoโ€ bianchi ma piuttosto che la โ€œbianchezzaโ€ arruola i loro corpi, usa i loro corpi cosรฌ come usa il mio e lo colloca allโ€™interno dello schema di ciรฒ che conta: โ€œtu sei nero, tu sei bianco, tu sei caucasicoโ€ e cosรฌ viaโ€ฆ.

Dunque, la bianchezza รจ un sistema geo-socio-culturale razzializzato che produce corpi e li colloca allโ€™interno di una gerarchia di privilegi o possibilitร  di accesso alle produzioni di stabilitร  della modernitร . Quello che stiamo dicendo รจ che la โ€œbianchezzaโ€ eccede lโ€™individualitร  umana. La bianchezza non dipende da una proprietร  ereditata da un singolo corpo, o da singoli corpi, ma รจ un sistema, unโ€™organizzazione.

Per iniziare a cogliere le tracce [culturali] della bianchezza potrebbe essere dโ€™aiuto la storia archetipica di Baldur, il mito nordico di Baldur, per capire come agisce e cosa genera la bianchezza, e cosa ciรฒ abbia a che fare con una certa idea di modernitร .

La storia di Baldur deriva dal mito di un dio nobile e bellissimo, figlio di Freya e di Odino. Un giorno una profezia arriva alle orecchie di Freya e di tutti quanti, di fatto annunciando la morte di Baldur. Tutti hanno paura, specialmente la madre, Freya, cosรฌ fa quello che in quelle circostanze penso farebbe ogni madre dotata di quella sorta di potere divino, viaggia in lungo e in largo per tutti i Sette Regni, va da ogni cosa umana e non umana supplicando ognuna e ognuno di non fare del male a suo figlio, di non ferire Baldur. Va dai tavoli e dalle aquile e dalla luce del sole e da montagne e leoni e da ogni singola cosa che ha un nome, e anche da quelle che un nome non ce lโ€™hanno ancora. Ma ne dimentica una, dimentica di visitare il vischio. Cosรฌ quando  Loki entra in gioco in questo intricato copione narrativo egli cerca di capire come fare a uccidere Baldur. E quando scopre che il vischio รจ stato trascurato da questo dispositivo, lo prende e ci costruisce unโ€™arma, la punta contro il calcagno di Baldur, e lo uccide. E poi la storia da lรฌ continua con la discesa agli inferi di Baldur e tutto il resto.

Ma a me interessa perchรฉ puรฒ aiutarci a  a capire come agisce la bianchezza โ€“ la bianchezza non รจ semplicemente unโ€™identitร โ€ฆla bianchezza รจ un  progetto di formattazione della terra, un progetto di gerarchizzazione. Un progetto che colloca i corpi, compresi quei corpi che vengono โ€œidentificatiโ€ come bianchi in un dispositivo coloniale che non sta piรน funzionando per nessuno, neri, o bianchi o marrone. Cosรฌ la bianchezza non equivale semplicemente ai corpi bianchi, la bianchezza รจ una determinata configurazione del potere sulla terra che ci ha messo seriamente nei guai, e dobbiamo parlarne.La storia di Baldur ha a che fare con il desiderio di trascendenza. Baldur cerca di sfuggire alla finitudine, alla morte, e la madre cercatdi proteggere il corpo del figlio dalla materialitร  delle cose, dalla perdita, della sub-scendenza, dal declino e della discesa nella terra.

รˆ una ricerca di purezza, รจ quello che aveva notato Hillman โ€“ un grande psicologo โ€“ quando aveva definito la bianchezza un โ€œculto della purezza.โ€ รˆ lโ€™aspirazione alla supremazia, รจ una delle possibili figure che assume lโ€™universalismo, un supposto desiderio di โ€œlibertร โ€, unโ€™idea di indipendenza e salvezza, che immagina di poter risolvere tutti i problemi se solo ogni cosa venisse gestita e nominata. E tutto questo ha a che fare con lโ€™idea che  lโ€™umano sia unโ€™unitร  discreta e distinta, esclusiva e escludente. Se posso tagliar fuori tutto il resto, tutto quello che cโ€™รจ nel mondo, allora posso crearmi una sovranitร  privata ed interiore. รˆ per questo che la modernitร  fa tanta fatica a pensare alle cose come a qualcosa di vivo, non puรฒ pensare che il mondo sia vivo. รˆ necessario che il mondo sia morto, ha bisogno che il mondo sia una โ€œrisorsa naturaleโ€. Per poter proteggere Baldur deve fare in modo che ciรฒ sia cosรฌ a tutti costi. รˆ questa la pulsazione archetipica della modernitร  e della bianchezza.

Questa รจ lโ€™idea di una modernitร  bianca. Eโ€™ in questo modo che la bianchezza รจ connessa alla storia euro-americana, e alla colonizzazione. Eโ€™ tutto ciรฒ si intreccia con la rivoluzione industriale, con il diniego di altre โ€œagentivitร โ€ terreneโ€ฆ รจ qui che la narrativa dellโ€™espansione incontra la metanarrativa del progresso. La modernitร  nasce da un desiderio di diniego. Ed รจ connessa a un campo traumatico. 

Lโ€™Antropocene rappresenta  la sua struttura temporale geologica, unโ€™era in cui lโ€™umanitร  ha acquisito una tale superioritร  da esser diventata la specie dominante sul pianeta, a tal punto che converte il mondo a sua immagine e somiglianza. Quando i geologi dicono che dallโ€™Olocene siamo passati allโ€™Antropocene chiamano questa era con il nostro nome, [lโ€™anthropos = lโ€™umano] per ricordarci dei danni che iabbiamo imposto al mondo. Unโ€™era caratterizzata dal caos climatico, dalla disuguaglianza razziale, dalla morte e dalla sofferenza. La modernitร  bianca รจ caratterizzata dalle superfici cicatrizzate del capitalismo estrattivista. 

Queste non sono solo nobili proposizioni teoriche, queste sono le terre da cui vengo, le terre che ricevono il lato oscuro, e le ombre della rettitudine morale dellโ€™occidente. Racconto spesso ai miei amici quando viaggio negli Stati Uniti o in Europa, e vedo quanti, con molta diligenza, si affannano a differenziare la spazzatura, e penso a ciรฒ che non viene raccontato a queste care persone che solo il 7 per cento di ciรฒ che si suppone venga riciclato, viene davvero riciclato. Il resto, il 93 per cento viene spedito nei miei paesi: in Ghana, in Nigeria, e diventa il nostro parco giochi. Ho giocato sulle discariche di rifiuti dellโ€™occidente. Le narrazioni che mancano a quei cittadini che fanno del loro meglio per fare la cosa giusta รจ che ci sono mondi nascosti, mondi sottili, mondi insorgenti, che sono da moltissimo tempo i destinatari di queste pratiche moralistiche. E anche questo รจ capitalismo estrattivista,  รจ il modo in cui i cittadini vegono illusi rispetto ai veri costi del lusso in cui vivono, rispetto ai costi di ciรฒ che considerano โ€œordinarioโ€. La modernitร  รจ costellata dai corpi degli schiavi africani trasportati oltre Atlantico ed รจ anche associata al caos climatico. Non solo dal riscaldamento globale del carbonio ma da un clima globale didisperazione. Se giuardate alle statistiche aumenta sempe piรน la perdita di fiducia nellโ€™autoritร  costituita, la perdita di fiducia nello stato-nazione, la perdita di fiducia nella democrazia, perdiamo fiducia nelle cose che sono state il fondamento della civiltร  moderna. Questa รจ anche un opportunitร  credo, ma allo stesso tempo causa di allarme, perchรฉ tutto sta andando a pezzi.

Quello che voglio sottolineare  รจ che la modernitร  รจ un vero e proprio โ€œprogetto immobiliareโ€,  per dirla con le parole di W.E. DuBois, il sociologo del XIX secolo. รˆ qualcosa di piรน di uno stato di โ€œcatturaโ€, che si prende corpi neri e marrone, ma ha a che fare con la conversione del mondo in unโ€™immagine pietrificata,  si diffonde a macchia dโ€™olio, al di lร  della piantagione, si apre e sanguina in  concetti come la giustizia, lโ€™individuo, il cittadinoโ€ฆ Perchรฉ anche quando gli schiavi in fuga hanno trovato libertร , hanno rapidamente scoperto che la libertร  non poteva essere concepita al di fuori di unโ€™architettura bianca e al di fuori delle strutture concettuali che la nutrivano. Persino la libertร  era prigione.

Perchรฉ chi fuggiva e rivendicava la libertร , doveva rivendicare la cittadinanza che รจ unโ€™altra delle forme della modernitร  bianca. Non parlerรฒ delle riserve indiane, o di innumerevoli azioni compiute per creare un mondo apparentemente stabile, razionalizzato.  Certamente le strategie coloniali  ebbero effetti devastanti a partire dalle appropriazioni territoriali e dai che le legittimavano ma per ora mi fermo qui: allโ€™individuo, al soggetto โ€œcittadinoโ€,   lโ€™individuo, il feticcio della modernitร . Ciรฒ che la modernitร  ama al di sopra di ogni altra cosa รจ lโ€™idea dellโ€™individuo โ€œsanoโ€, rimosso dal e isolato dalle terre selvagge di lร  dagli steccati.ยป

Nerezza

Nerezzaย non รจ un sogno pan africanistica associato a visioni di futura supremazia, ritorno dallโ€™esilio e coerenza nazionalista e non parla nemmeno di una nerezza afrocentrica, statica ed essenzialista. Non si limita al concetto identitario antagonista associato alle dinamiche dellโ€™identitร  nelle comunitร  Afro-diasporiche, e non รจ una promessa disincarnata e universale di emancipazione. In sintesi, questa nerezza non รจ una creatura dello Stato o della giustizia. Questa nerezza, pure secreta dalla storia e dalleย storieย e dai lutti di corpi neri, รจ lโ€™olio votivo che illumina la fine di un โ€œmondoโ€, cercando crepe nel vasto territorio umano (lโ€™Anthropos), e promuovendo pratiche decoloniali fuggitive. Tale Nerezza sconcerta: รจ un invito a intrecciare i fili della complicitร  senza cadere nella comoda trappola della colpa; un invito a mappare il desiderio e a fare i conti con il fallimento. Un invito a combattere โ€“ non con i poteri stabiliti che disprezziamo, ma con le paradossali collusioni con cui sosteniamo tali poteri.ย 

Badate. Proprio come lโ€™autismo non ha solo a che fare con eventi neurologici nella testa di un figlio, ma con i modi con cui produciamo e nominiamo i corpi e i mondi che li supportano escludendo altre corporeitร , laย Nerezzaย non riguarda solo persone nere (cosรฌ come la bianchezza non riguarda solo i bianchi), anche se emerge dallโ€™attenta considerazione dei contesti, delle esperienze e dei viaggi di entrambi. La nerezza รจ una cripistemologia [epistemologia che nasce da saperi considerati disabili/crippled NdT] che considera lโ€™uomo, lโ€™Anthropos, e ciรฒ che fa, ciรฒ che produce, ciรฒ che esclude; la nerezza รจ la ricerca di nuove disabilitร , di nuove fedeltร  corporee. Riguarda un mondo macchinico che definisce alcuni colpi speciali โ€“ e altri corpi come appendici superflue, vicine allโ€™animalitร , e che non giungeranno mai alla gloria e alla nobiltร  di quei corpi che si identificano come corpi bianchi: una nobiltร  grevemente sostenuta dal diniego censorio della vitalitร  del mondo materiale. La nerezza non equivale agli sloganย riprenderci il nostro, vendicarci, essere uguali, essere risarciti.ย Non equivale a quella opposizione normativa che rientra in fondo nellโ€™architettura del progresso bianco. Riguarda invece il modo in cui corpi rimangono invischiati nei mondi che creano, nei mondi che li creano โ€“ riguarda le aperture, le crepe, che spesso emergono, quasi miracolosamente, riguarda i portali attraverso i quali possiamo intuire con unโ€™intensitร  percettiva quasi animale che una diversa via รจ possibile.

 La nerezza non รจ solo una opposizione avversa e prescrittiva che interferisce con il progresso biancoรจ lโ€™abbondanza nei confronti della quale siamo giร  indebitati โ€“ anche se non sappiamo bene come riconoscerlo. Parlo elle piume di polvere ricche di fosforo e delle diatomee morte negli antichi laghi dei deserti africani che volano al di lร  dellโ€™Atlantico per nutrire i polmoni amazzonici del pianeta (e fanno eco ad altri viaggi che attravesarono lโ€™Atlantico quattrocento anni fa); parlo della porositร  degna-di-gratitudine che turba ogni vocazione alla permanenza.

 La nerezza โ€“ questa lettura elettrica e temporanea di ciรฒ che  emerge attraverso la storicitร  della presa in schiavitรน e della colonizzazione โ€“ รจ la possibilitร  estatica che anche la bianchezza si stia mutando in altro.

Incontriamoci al crocevia

Ho tradotto le parti principali del discorso di apertura o keynote speech di Bayo Akomolafe alla cerimonia di laurea della Pacifica Graduate Institute che mi sembra offrire molti spunti per un post-attivismo “in fuga” dall’architettura delle “competenze” nella modernitร  ma in cui il fallimento apre a nuove promesse. Buona lettura!

Statua della mulatta Solitude figura storica della resistenza alla schiavitรน in Guadalupe, impiccata a 30 anni nel 1802

ยซ Questi non sono tempi normali. vi parlรฒ dallโ€™India, Il paese di mia moglie, dove vivo con la mia famiglia. Qui รจ notte in piรน sensi. Intorno noi ci sono morte dolore e sofferenza. Anchโ€™io sto ancora faticando con il COVID, insieme al resto della mia famiglia. Sono a casa con i nostri bambini  in un rigido lockdown imposto dallโ€™amministrazione di Chennai, mentre una nuova variante del COVID-19 che preoccupa il mondo intero spopola le strade. Altrove nel mondo, un iceberg delle dimensioni dello Stato americano dei Rhode Island (piรน di 3000 km quadrati NdT) si stacca dalla banchisa Antartica, mentre un teso coprifuoco si protrae dopo una prolungata  fase di assimmetrica guerra tra Israele e la Palestina; in Marocco, centinaia di famiglie hanno cercato di entrare nelle exclavi di Centa e Melilla; il congresso degli Stati Uniti discute di Fenomeni Aerei Non Identificati, potenzialmente affrontando un discorso su cosa significhi essere umani in unโ€™era interplanetaria; e lโ€™Antropocene โ€“ questi momenti di perdita e instabilitร  โ€“ continua follemente la sua corsa. Recentemente ho sentito qualcuno dire che il 2019 รจ stato lโ€™ultimo anno normale. Ho capito cosa voleva dire, ma non sono dโ€™accordo: ciรฒ che “normale” รจ sempre supportato da qualcosa di invisibile e occultato, la normalitร  diventa tale grazie a un dislocamento. Viviamo nei tempi di Giorge Floyd certo, ma non dimentichiamo che abbiamo vissuto per molto tempo in un mondo dove la nave schiavista era possibile. E anche se mi congratulo con i cittadini degli Stati Uniti per la diminuzione dei contagi, per lโ€™allentamento dei protocolli di emergenza per la salute pubblica, per il numero crescente di vaccinazioni, non posso avere fiducia nel fatto che la salute sia una proprietร  individuata, domiciliata in singoli corpi isolati.

Tutto oggi รจ disagevole e fonte di impaccio. Cโ€™รจ qualcosa che ha a che fare con lโ€™imbarazzo che attraversa queste giornate di zoom: bambini che appaiono improvvisamente nelle riunioni virtuali interrompendo la solita routine, lโ€™impossibilitร  di sapere con certezza se qualcuno che parla, sotto l’inquadratura sia o meno vestito. Questi sono giorni di fallimento, di perdita, di confusione (โ€ฆ)

Cosa significa laurearsi alla fine del mondo durante una pandemia? A cosa servono queste cerimonie? Che cosa puรฒ mai significare un rituale che celebra il raggiungimento di una competenza in un tempo in cui la competenza รจ intralciata dal collasso nel mondo? Quando non รจ piรน chiaro che cosa significhi essere umani?

***

Voglio raccontarvi una storia, ora ad unโ€™altra fine di mondi. Potrebbe aiutarci a capire meglio queste domande โ€“ ma ancor di piรน, e lo spero, potrebbe dairci lo spazio per scoprire luoghi che non conosciamo ancora. Questa รจ una storia di resistenza, libertร , perdita di speranza, e sullโ€™arte queer del fallimento. รˆ su ciรฒ che accade quando le cose non funzionano come ci si aspettava, Quando la visibilitร  รจ bassa, quando ti vien detto di abbassare lo sguardo e di star giรน. รˆ una storia che parla di nerezza.

Forse avete giร  capito in che direzione stiamo andando: non sono qui per dirvi che andrร  tutto bene, che avete solo bisogno di speranza e determinazione, che il mondo รจ coerente รจ leggibile. Non sono qui per pregare per il vostro successo (โ€ฆ) . Sono qui per parlarvi di incrinature, di faglie, di fratture, di schegge, di  ferite e di tutte le cugine delle crepe.

Vi dico che il mondo sta โ€œcontrattaccandoโ€, vi parlo di cose scollate dagli algoritmi, di unโ€™insurrezione di creaturine invisibili, della perdita di stabilitร , della disabilitร . Per quelli a cui piace il cinema I film A Quiet Place e Bird Box, usciti entrambi nel 2018, raccontano storie di ciรฒ che accade quando qualcosa di strano ed estraneo irrompe attraverso la pagina di ciรฒ che รจ familiare disarticolando I corpi nello shock di una penetrazione trasversale, ribaltando il senso di cosa significhi avere competenze e di cosa significhi essere disabili. Queste esplorazioni cinematografiche si chiamano cripistemologie,un termine che definisce lo studio di come vengano prodotti corpi abili con la simultanea produzione di altri corpi resi disabili. In A Quiet Place la locuzione e la voce diventano improvvisamente un handicap. Se parli muori. E in Bird Box, ancor piรน criticament, รจ la vista โ€“ che domina la sensorialitร  โ€“ a diventare un handicap. Vedere significa spezzarsi. Mi chiedo allora: potrebbe essere che nel mondo odierno delle pandemie e del caos climatico il successo potrebbe essere un handicap? E se essere interi, se ottenere un certificato di buona salute, probabilmente scritto con lโ€™inchiostro dorato di una recente vaccinazione, significasse ironicamente nutrire quella bestia affamata che si nutre del nostro individualismo?  Se tale centralitร  umana ha contribuito a pratiche di  sconferma e abuso, forse non abbiamo bisogno di esseri umani in “buona salute”, isolati e indifferenti, come zavorra ecologica.(Chi mi ha invitato potrebbe aver fatto un errore โ€“ ma potremmo anche scoprire una sorprendente abbondanza se non rifiutiamo il disturbo di queste inquietanti considerazioni.)

Restiamo perรฒ con questa domanda materica e stratificata:  che fare alla fine del mondo? Come essere respons-abili, in grado di offrire risposte a questi tempi di  radicali mutamenti ai confini della nostra carne?

Bene, innanzitutto, il mondo รจ finito molte volte. Non sto parlando di estinzioni o di arrivi spettacolari dal cielo. Sto parlando  di tutti i  modi con cui qualcosa di inaspettato irrompe radicalmente e sconvolge totalmente ciรฒ che ci รจ familiare, come dopo unโ€™accusa di stregoneria a  Salem,  di modo che รจ impossibile andare avanti. Criticamente il mondo รจ finito molte volte per far posto alla bianchezza โ€“ lโ€™imperativo che impone la messa in forma del mondo arruolando corpi di ogni sorta per garantire approdi certi e sicuri. E ancor piรน criticamente, non cโ€™รจ un mondo solo, un mondo giร  fatto e dominante. Il mondo non รจ mai stato coerente o in ordine per molti di noi. E le forme della fine sono numerosissime – e sovente accadono ai margini della lingua.

Vorrei raccontarvi come il mio mondo certamente รจ finito. Vi posso perfino dire la data. Il 30 giugno alle quattro del pomeriggio ora indiana. A volerla guardar la cosa in termini archetipici stavo volando nel cielo come Icaro, tornando a casa da un rapido viaggio nei Paesi Bassi dove ero stato invitato per una conferenza. Il volo di ritorno era stato punteggiato dalla buona notizia un poโ€™ ansiogena che mia moglie era in ospedale โ€“ molti giorni prima del termine โ€“ ed era sul punto di partorire il nostro secondo figlio, anche se io avevo appoggiato le labbra sul ventre di lei prima di partire chiedendo a lui di aspettare il mio ritorno.

Il suo arrivo segnalรฒ uno strappo nel tessuto delle cose cosรฌ radicale che lo stiamo tuttora  elaborando. Innanzitutto, avevamo sempre voluto unโ€™altra bambina, Due figlie, Il piano era questo. Una sorellina per Alethea. Ma il mondo contrattacca a modo suo โ€“ ed รจ nato Kyah, il nostro splendido figlio. Mia madre gli ha dato il nome Abayomi, il nome del mio defunto padre. Lo abbiamo amato e lo amiamo incondizionatamente. Faremmo per lui qualsiasi cosa. Ma poi un giorno, quando aveva quasi due anni, abbiamo iniziato a notare alcune cose straneโ€ฆ la prima cosa รจ stata il silenzio perchรฉ quando lo chiamavamo per nome non rispondeva โ€“ e non aveva la scioltezza vocale della sorella alla stessa etร . Ci siamo detti che non importava, che ogni bambino cresce con ritmi diversi. Mia madre ci rassicurava che i bambini spesso parlano piรน tardi delle bambine. Ma quando ha iniziato a rifiutare il cibo e a fare capricci tali che tutto il terminal dellโ€™aeroporto si congelava per capire cosa stesse accadendo, abbiamo capito che I nostri peggiori timori si stavano avverando. Quasi inevitabilmente arrivรฒ una diagnos:i โ€œdisordine dello spettro autisticoโ€. 

Il punto รจ che non avevamo previsto lโ€™arrivo  di Kyah. รˆ arrivato da un punto cieco, al di fuori del progetto, come il volubile ditino  di un cucciolo umano sul cammino di una fila di laboriose formiche.

Aldilร  di ogni possibile comprensione, sono entrato in una fase di lutto. Onestamente, su un certo piano, mi danno ancora daffare domande del tipo: โ€œma perchรฉ proprio a me?โ€. Il mio dolore voleva ripararlo, aggiustarlo. Guarirlo. Mio figlio Abayomi era una crepa nel contenitore nelle mie piรน potenti aspirazioni. Come potevo giocare con lui, crescere insieme a lui, se lui cโ€™era solo in parte?

Mi sono messo nella posizione dellโ€™eroe. Mi sarei precipitato nella tempesta e lโ€™avrei riportato al sicuro. Ciรฒ che non riuscivo a vedere era quanto fossi giร  implicato (al di lร  delle mie migliori intenzioni o dei miei peggiori impulsi) nella costruzione di una sua inadeguatezza, con gli algoritmi che mi spingevano a ridurre ciรฒ che non andava a ciรฒ che stava accadendo nel suo corpo di bambino di tre anni. Volevo confinarlo nella promessa di una salute completa e totale, vaccinarlo per renderlo immune alle ferite del mondo โ€“ un poโ€™ come quando nel mito  Freya tentรฒ di congelare lโ€™universo di modo che suo figlio, Baldur, non morisse. E come Baldur, che venne colpito  dalla freccia di vischio di Loki, anche mio figlio Abayomi, non avrebbe avuto la pienezza del nome, la pienezza di una definizione, di una cattura. Preferiva scostarsi, eccedendo la stretta, resistendo ai tentativi di esser reso adeguato, completo. Come un fuggitivo.

Cโ€™รจ una storia che risale ai giorni del commercio transatlantico di schiavi โ€“ la storia di una donna che una notte fu rapita. Con il suo bambino. Sulla nave diretta in Brasile, il bimbo non conteneva l’angoscia. Si agitava, piangeva e si inarcava tutto. Nel vascello sulle onde non cโ€™era sollievo ma poi sua madre ebbe unโ€™idea: la leggenda dice che si strappรฒ un pezzo di stoffa dal vestito. E con quella intrecciรฒ una bambola di pezza e la offri al bambino perchรฉ giocasse. Un gioco nel ventre della nave schiavista. Come una canzone a Auschwitz. E per un istante, Il bimbo fu consolato. La madre, che era di origine Yoruba, grata chiamรฒ la bambola Abayomi โ€“ lo stesso nome dato a mio padre e a mio figlio. Il nome significa “il nemico mi avrebbe sopraffatto, ma Dio non lo ha permesso”. Significa anche “pensavano di avermi seppellito ma non hanno capito che sono un seme”. Significa anche, “se ti inginocchi sul mio collo, anche tu ti spezzerai”. Significa anche “esiste una strano potere nelle profonditร  e nei luoghi abbandonati”. Significa che lโ€™impresa coloniale si disfa grazie al fatto che nulla puรฒ essere completamente catturato โ€“ tutto trabocca, tutto si muove. Tutto รจ estatico, eccedente, inebriato nellโ€™emergere.

Gli anziani nel mio mondo sarebbero dโ€™accordo nel dire che la bambola di pezza non era un mero assemblaggio di stoffa e lacrime. Si trattava di Esu in persona, lโ€™ร’riล›ร , la divinitร  sovrumana che si era intrufolata nei registri dei padroni scombinando i loro calcoli e le loro pretese di far tornare i conti, diventando il punto cieco, il corpo estraneo salito sullโ€™imbarcazione razionale della supremazia quantitativa. Esu รจ il trickster Yoruba, dio dei crocevia โ€“ Ricco in agentivitร , colui che disciplina le nostre pretese di completezza con dosi omeopatiche di mostruositร  rompe i binarismi con cui osserviamo il mondo e apre una terza via. Questo รจ il dono di Esu. Il dono dei crocevia. Quella bambola di pezza trasformรฒ un veliero di tortura in un grembo di legno, gravido di un popolo che ha arricchito il mondo diasporico di magica vitalitร . Quella bambola di pezza รจ diventata il simbolo della resistenza queer nelle favelas di parti del Brasile. Abayomi ci ricorda che il potere non รจ potenza, e che la sfida di dare risposte in tempi coloniali non significa necessariamente vincere, essere visti, essere riconosciuti dallo Stato โ€“ quanto imparare ad ascoltare, imparare a perdere la propria via.

Abayomi รจ lโ€™eco di mio padre; Abayomi รจ mio figlio che non puรฒ essere contenuto. Abayomi รจ lโ€™estrema eccessivitร  del reale che significa che persino la cella della prigione e ogni sorta di dispositivi di dominio non saranno sempre funzionali alla programmazione prevista. Abayomi รจ lโ€™anomala ufficiositร  del reale. Abayomi รจ la nerezza โ€“ il cuore del mio invito a pixel che vi mando sotto cieli misteriosi.

Badate. Proprio come lโ€™autismo non ha solo a che fare con eventi neurologici nella testa di un figlio, ma con i modi con cui produciamo e nominiamo i corpi e i mondi che li supportano escludendo altre corporeitร , la Nerezza non riguarda solo persone nere (cosรฌ come la bianchezza non riguarda solo i Bianchi), anche se emerge dallโ€™attenta considerazione dei contesti, delle esperienze e dei viaggi di entrambi. La nerezza รจ una cripistemologia che considera lโ€™uomo, lโ€™Anthropos, e ciรฒ che fa, ciรฒ che produce, ciรฒ che esclude; la nerezza รจ la ricerca di nuove disabilitร , di nuove fedeltร  corporee. Riguarda un mondo macchinico che definisce alcuni colpi speciali โ€“ e altri corpi come appendici superflue, vicine all’animalitร , e che non giungeranno mai alla gloria e alla nobiltร  di quei corpi che si identificano come corpi bianchi: una nobiltร  grevemente sostenuta dal diniego censorio della vitalitร  del mondo materiale. La nerezza non equivale agli slogan riprenderci il nostro, vendicarci, essere uguali, essere pagati. Non equivale a quella opposizione normativa che rientra in fondo nellโ€™architettura del progresso bianco. Riguarda invece il modo in cui corpi rimangono invischiati nei mondi che creano, nei mondi che li creano โ€“ riguarda le aperture, le crepe, che spesso emergono, quasi miracolosamente, riguarda i portali attraverso i quali possiamo intuire con unโ€™intensitร  percettiva quasi animale che una diversa via รจ possibile.

La nerezza  รจ la bizzarra qualitร  di unโ€™abbondanza che sgorga dai posti piรน impensati. Un verde gambo appena germogliรฌato nel deserto, un fungo che cresce da una cisterna radioattiva a Chernobyl, una bambola di pezza su una nave schiavista, vita queer, vita fuori registro nel bel mezzo di unโ€™Antropocene a tonalitร  pandemica. La nerezza รจ morte โ€“ non lโ€™estinzione finale dellโ€™immaginazione occidentale, ma quel morire che culla la vita, che immagina di poter inciampare su un tesoro, che dove cadiamo e perdiamo speranza esistono ragnatele dove divinitร  ebbre scivolano dal divino sino agli oceani per creare nuovi mondi con le loro zucche a fiasco (calabash) fatte di sabbia.

รˆ per questo che Frank B. Wilderson III, nel suo libro Afropsessimism, dichiara che la nerezza invoca niente di meno che la fine del mondo. Cโ€™รจ forse una speranza di pace nel Medioriente? Il dispositivo esausto dello stato-nazione potrร  mai render conto della violenza fatta al cosiddetto sud globale? Un assegno da 1 miliardo di euro versato dalla Germania alla Namibia per il genocidio dei popoli Herero e Nama dal 1904 al 1907 giungerร  sino alle ossa di chi รจ stato ucciso? Il dispositivo duale dellโ€™alleanza terapeutica nella psicologia clinica basterร  a propiziare un risveglio dei sensi allertato e sensibile nei confronti di quel mondo che รจ la condizione in cui viviamo oggi? Cโ€™รจ spazio per corpi che si identificano come bianchi per le gioie di un selvaggio mondo animista ben oltre la cattura faustiana dello stato-nazione? Non cโ€™รจ speranza allโ€™interno dellโ€™attuale configurazione dei corpi, non cโ€™รจ pace da spremere dalla polpa della cattura coloniale. Nessuna giustizia potrebbe bastare se giร  programmaticamente connessa alle circostanze stesse che producono ingiustizia.

Ci vuole una svolta.

La nerezza ribalta la matrice, ne รจ la fagliaโ€ฆ non singola risposta, ma progetto cartografico per smarrire il camminoโ€ฆ invito a perdersi, dignitร  del fallimento, imperativo del compostaggio.

Piรน semplicemente, la nerezza รจ il permesso di fallire โ€“ ma non solo, รจ anche la promessa del rinnovamento nel fallimento fuggitivo. E non potrei immaginare cosa piรน importante da condividere con voi che questo invito al fallimento. Lo chiamoโ€ inabilitazione generativaโ€ โ€“ i miei figli non scolarizzati di 7 e 3 anni lo chiamano come vogliono.

รˆ che non possiamo rischiare di avere successo; Non possiamo rischiare di fare tutto quello che intendevamo fare. Intendiamoci, รจ bellissimo realizzare le nostre aspirazioni, vedere accadere delle cose, sognare bei sogni, impiegare bene il nostro tempo… ma il successo di cui parlo non รจ tanto il testo quanto il contesto, le modalitร  che imbrigliano, i modelli di comportamento che proibiscono e sono insensibili agli imperativi della perdita, del buon morire, del perdere terreno, del diventare-altro, dellโ€™essere turbati, accolti e sconfitti dalle cose che ci eccedono. D’ora in poi, non possiamo rischiare una navigazione serena. Non possiamo rischiare lโ€™arrivo, non possiamo rischiare di essere salvati se la nostra aspirazione รจ la trasformazione. Essere salvati significa restaurare una riconoscibilitร , reinscrivere la formula del medesimo: questa รจ la stessa grammatica di chiusura indifferente coinvolta nel riscaldamento degli oceani, nella pandemia e persino nella ripetibilitร  ciclica degli attivismi contemporanei che aspirano alla giustizia e della politica liberale, quando utilizza gli stessi strumenti irrigiditi per creare una totalitร  etica che non genera altro se non il senso della propria superioritร . Vedete dobbiamo lasciare qualche spazio per  le divinitร  e le bambole di pezza.

รˆ questo che significa incontrarsi ai crocevia. Significa vivere come se vivessimo  con e grazie agli altri – perchรฉ di fatto รจ quello che facciamo . Significa acaccorgersi che ogni linea retta รจ abitata da traiettorie eliminali che la intrecciano, e che la continuitร  รจ generata dai luoghi dove  corpi toccano altri corpi. Significa ascoltare la voce di Harriet Tubman (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Harriet_Tubman), uscire dallโ€™autostrada e guadare le acque, trattare con ospitalitร  le cose che ci accadono. La fine del mondo non รจ la fine della strada  – una tale cornice รจ troppo euclidea per essere adeguata ai nostri tempi. Invece, la fine del mondo รจ lo spirito del chiasma (figura retorica dove le prospettive si intrecciano e rovesciano mentre in  biologia รจ il punto di contatto, singolo o multiplo, tra cromatidรฎ di cromosomi omologhi durante lโ€™appaiamento NdT), il luogo dove corpi incontrano ciรฒ che li ha fatti. รˆ Il fallimento quanto la munificenza di questi preoccupanti incontri.

Concludo con le moralistiche raccomandazioni che in queste occasioni gli oratori rivolgono agli studenti: non preoccupatevi potete tignorarle del tutto se volete:

  • Questa รจ lโ€™epoca del fuggitivo, la decade della discesa.
  • Se la vostra competenza รจ di diventare respons-abili per questi tempi pesanti, mi auguro che sia una competenza balbettante, il genere di maestria che rallenta e ascolta โ€“ che vi rende sufficientemente animali da restare sensualmente presenti e percettivi rispetto alle possibilitร  di cui la superficie non sa nulla.
  • Le cose non andranno sempre come vorrete, e questa non รจ una cattiva cosa. Eโ€™ per questo che noi africani offriamo libagioni. Non solo per ricordare le gioie di una stabilitร  di origine ancestrale, ma per onorare il dono di una crisi, e โ€“ nel momento in cui la bevanda tocca terra e solleva polvere, come a turbare il terreno stesso su cui poggiamo โ€“ per profetizzate ai piedi dellโ€™ a-venire impensato e non ancora immaginato. Preghiamo di accelerare la fine per poter vivere. Una preghiera contradditoria.
  • Oggi gli scienziati ci parlano di batteri zombie, biosfere queer e delle loroย ย civilizzazioni sotterranee, sotto un terreno che un tempo immaginavamo immobile e utile solo per custodire cose morte. Siamo entrati nellโ€™era dellโ€™iposoggeto, del soggetto di sotto; lโ€™etร  dell sub-scendenza piรน che della trascendenza. Un invito elettrizzante riempie lโ€™aria: รจ ora di scendere, di esplorare i nostri fallimenti e la miriade delle loro intersezioni come luoghi porosi, per poter avvicinare ciรฒ che รจ piรน che umano.
  • Se siete stati buoni alleati bianchi mi complimento con voi. E anche se ho bisogno di voi non posso restare qui. E questo probabilmente รจ vero anche per voi. Non posso rischiare di essere incluso in questi luoghi di potere. Occupare la tolda della nave schiavista mi lascia pur sempre qui, ci lascia qui sulla stessa imbarcazione. E non voglio un posto al tavolo, voglio volare via come gli uomini e le donne Igbo che volarono via da Dunbar Creek. Forse nel mio volo potreste accorgervi che nel piรน ampio fluire delle cose potrebbe non essere cosรฌ importante essere stati o meno buoni cittadiniโ€ฆ forse nel mio volo potreste scoprire che anche voi state diventando qualcosa dโ€™altro. Anche voi siete in movimento e non siete mai arrivati.
  • Non siate cosรฌ dipendenti dalla ricerca di ciรฒ che รจ straordinario. Invece invece oggi dobbiamo cercare ciรฒ che รจ veramente ordinario perchรฉ ciรฒ che รจ straordinario desidera diventare ordinario. Per prendere atto di ciรฒ che รจ sacro, per essere sensibili alla giocosa indeterminazione delle cose รจ necessario essere stati sufficientemente perforati. รˆ solo grazie alle ferite che ci sono state offerte da questi grandi mutamenti che diventiamo stranieri.
  • Il nostro lavoro รจ intergenerazionale. I nostri fallimenti devono essere messi in gioco. Non saremo mai del tutto svegli, finalmente consapevoli o finalmente retti. Dobbiamo accettare che le nostre vite non hanno la durata e la competenza sufficiente per contenere tutte le domande che potremmo esplorare, Perchรฉ le vite e le morti non hanno a che fare solo con la durata. Ed รจ per questo che la morte ha bisogno di una nuova cosmologia.
  • E infine, trovate gli altri. Non so chi siano, che cosa siano. Ma le aperture della nostra carne vibrano con le frequenze del loro desiderio di incontrarvi nella corrente. Trovate gli altri. Ecco una mappa: ascoltate i vostri fallimenti non coprite le crepe, anzi approfonditele. Qualsiasi cosa facciate non cercate di rendere il mondo un posto migliore; Invece considerate che il mondo potrebbe star cercando di fare di voi un posto migliore.  Ascoltate.
  • Devo concludere con la domanda con cui ho iniziato: E se una certa idea di giustizia interferisse con la possibilitร  della trasformazione? E se il mondo fosse cambiato cosรฌ radicalmente che dobbiamo imparare a incontrarlo diversamente? E se mio figlio non fosse nella tempesta ma la tempesta? E se la mia genitorialitร  non consistesse nell’insegnargli a seguire la retta via? Se avesse invece a che fare icon le possibilitร  congestionate, mostruosamente abbondanti disponibili nelle cose che cosรฌ sovente impariamo a patologizzarre? E se la mia cosiddetta sanitร  fosse sempre stata la mia prigione? E se questa ferita messianica mi spingesse verso qualcosa di diverso? Qualcosa di incalcolabilmente piรน strano di qualsiasi cosa potremmo immaginare?
  • Oggi mentre le grandi strade sanguinano e crocevia fuggitivi nascono dai luoghi di frattura vi auguro di fallire generosamente di conoscere mondi che altri non conosceranno,  di accedere a una tale ricchezza vitale che avremo bisogno di inventare nuove parole per descrivere la grazia e la gravitas della vostra danza nella piazza del villaggio. Che la vostra via sia dura e che gli intralci siano il vostro santuario.
  • Incontriamoci al crocevia.ยป

Bayo Akomolafe

Qui il link al testo completo e al video della conferenza

https://bayoakomolafe.net/project/lets-meet-at-the-crossroads/

Le scarpe di Esu – da una mostra di Tosha Grantam per la Elegba Folklore Society

Corpi eccedenti

Ho tradotto un recentissimo post di Bayo Akomolafe che torna sulla generosa eccedenza nomade che turba il design, l’architettura, la governance e il controllo degli stati-nazione con tutti i doppi messaggi politico-giuridici che la modernitร  ha ereditato dal suo passato coloniale.

Muri. Stati-nazione. Cessate il fuoco. Dicerie di pace. 

Bayo Akomolafe

ย ยซSulla costa nordoccidentale del Mediterraneo stanno due vecchie enclavi Europee, Melilla e Ceuta, residui di una acqusizione coloniale del XV secolo con cui la Spagna annesse parti del territorio africano.

Sรฌ: queste luccicanti cittร  costituiscono vere e proprie annessioni giuridiche di suoli africani, un fatto perturbante che testimonia quanto il retaggio imperialista disturbi le linee nette con cui disegniamo i confini degli stati-nazione e le identitร  nazionali come concetti e come corpi sovrani ben distinti. Un dispositivo altamente fortificato di muri e demarcazioni proteggono i ricchi cittadini di queste cittร  del Marocco Spagnolo dai marocchini e soprattutto dagli immigranti asiatici e subsahariani โ€“ che farebbero di tutto pur di sgattaiolare al di lร  delle porte dorate e ben sorvegliate del paradiso.

 Questa settimana, il 17 maggio, mentre le forze israeliane bombardavano I palestinesi in uno tentative di sottometterli allโ€™interno delle loro mura, migliaia di migranti africani hanno eluso i controlli, sopraffatto la polizia e colto di sorpresa le autoritร  spagnole.

 Corpi neri e marrone hanno preso il mare, nuotando, guadando, portando le proprie famiglie in quella striscia di territorio europeo nella speranza di una vita migliore. E suscitando una accesa disputa diplomatica tra i governi del Marocco e della Spagna. Irritato dalla scortese infiltrazione degli africani il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha promesso di fortificare ulteriormente i dispositivi di frontiera delle enclavi e ha cancellato la sua trasferta a Parigi  dove era aspettato  per un summit dedicato alla discussione degli aiuti finanziariโ€ฆ. allโ€™Africa. Moltti migranti sono stati catturati e espulsi.

 Tuttavia, mercoledรฌ quei corpi rifiutati โ€“ instancabili nella loro speranza di entrare โ€“ hanno puntato gli occhi sui muri, si sono fatti forza  e ci hanno nuovamente provato.

 In unโ€™epoca di frontiere fortificate, di insediamenti indiscriminati che si moltiplicano, di nazionalismo militaristico e di irritanti tensioni migratorie  รจ molto piรน conveniente per lโ€™elaborata espansione della modernitร  bianca fare appelli alla compassione, programmare aiuti per i paesi โ€œmeno sviluppatiโ€, ragionare su quali forme di stato possano propiziare la pace, e proporre pratiche di integrazione che fanno sperare  coloro che attendono nei pressi dei confini.

 Eโ€™ piรน conveniente pensare la nerezza come una categoria, come un movimento solidale identitario, con le sue rivendicazioni, che attende risposte dietro i portali eterni di Melilla, pensarla come unโ€™insurrezione da gestire affinchรฉ la macchina del come-far-posto coloniale continui a ronzare. Ma non vi ร  nulla di conveniente o di โ€œgestibileโ€ nella Nerezza.   

 Per Frank B. Wilderson III, autore di Afropessimism, la “nerezza” invoca niente di meno che la fine del mondo. Non cโ€™รจ speranza possibile nellโ€™attuale configurazione dei corpi, nessun succo di pace da spremere dalla polpa delle prigionie coloniali. E la compassione includente โ€“ per quanto venga disperatamente desiderata โ€“ potrebbe perfino avere lโ€™effetto paradossale di rafforzare la stabilitร  della cittร  imperiale sulla collina: lโ€™Anthropos-in-quanto-umano.

 Per Kathryn Yusoff, autrice di  ‘A Billion Black Anthropocenes or None’, la nerezza รจ una forza di interferenza geopolitica controegemonica che irrompe tra le mura di una sterile chiusura.Invitando alla rottura.  La nerezza รจ qualcosa di piรน di un progetto di corpi neri calibrato per cercare un posto allโ€™interno del design della governance , perchรฉ รจ lโ€™eccesso del movimento che rende insostenibile tale progetto e che rende la colonia invivibile. Eโ€™ quella generositร  che muove   le linee temporali, che disturba sia la visione di un passato incontaminato che lโ€™ingenua fiducia nel futuro.   Eโ€™ un avvertimento, una figura spettrale, lโ€™umile sermone che suggerisce che siamo tutti infestati  โ€“ e che i nostri sforzi di fare i bravi non sono solo probabilmente inadeguati al compito trasformativo ma inevitabilmente resistono alla promessa di un piacere della fuga.

 La nerezza non รจ solo una opposizione avversa e prescrittiva che interferisce con il progresso bianco; รจ lโ€™abbondanza nei confronti della quale siamo giร  indebitati โ€“ anche se non sappiamo bene come riconoscerlo. Parlo delle piume di polvere ricche di fosforo e delle diatomee morte negli antichi laghi dei deserti africani che volano al di lร  dellโ€™Atalantico per nutrire i polmoni amazzonici del pianeta (e fanno eco ad altri viaggi che attravesarono lโ€™Atlantico quattrocento anni fa); parlo della porositร  degna-di-gratitudine che turba ogni vocazione alla permanenza.

 La nerezza โ€“ questa lettura elettrica e temporanea di ciรฒ che  emerge attraverso la storicitร  della presa in schiavitรน e della colonizzazione โ€“ รจ la possibilitร  estatica che anche la bianchezza si stia mutando in altro.

 Cโ€™รจ speranza per la pace in Medioriente? Cโ€™รจ spazio per infiltrazioni minoritarie nelle enclavi europee di Melilla e Ceuta? La giustizia รจ possibile? Sรฌ la giustizia รจ possible โ€“ ma date le condizioni materiali che ci rendono comprensibili questi significati e questi dispositivi sociali, la giustizia non รจ โ€œplausibileโ€. Siamo sopraffatti dagli imperativi del controllo e della sorveglianza ; ci vorrร  un continuo mormorio di fuoriuscite e fratture postnazionaliste per risvegliarci bruscamente al lavoro indispensabile per ridisegnare i nostri corpi al di lร  dei confini attuali del design urbano.

 Per andare incontro a questi momenti abbiamo bisogno di qualcosa di piรน di un cessate il fuoco, qualcosa di piรน degli aiuti della cooperazione straniera, qualcosa di piรน del sostegno economico, qualcosa di piรน dellโ€™integrazione, qualcosa di piรน del diritto di entrata, qualcosa di piรน della giustizia, qualcosa di piรน della compassione.

ย Abbiamo bisogno che qualcosa si incrini e si rompa. Abbiamo bisogno di una svolta.ยป

Per una cartografia decoloniale

Postattivismo creativo

art by Curiot

Riprendendo i nostri dialoghi vorrei poter inaugurare una serie di discussioni su come si possa intendere il โ€œpostattivismoโ€:ย ย non come una sorta di superamento dellโ€™attivismo, ma come una via verso unaย ย maggior efficacia e respons-abilitร  in una nascente ecologia della cura e della riparazione. Lโ€™epistemologia critica รจ importante ma non basta e nessun โ€œsoluzionismoโ€ย ย esce in fondo dalla logica coloniale della pretesa efficienza della modernitร . Una architettura in cui abitano persino i privilegi โ€œeticiโ€ delle migliori ragioni e che alimenta negli stessi movimenti il narcisismo delle piccole (o grandi) differenze.

Anche se siamo ancora incapaci di fermarci davanti allo sfacelo –ย ย come lโ€™angelo della storia di Benjamin catturato dal moto perpetuo dei piรน alti ideali –ย ย forse cominciamo a intravedere quanto lโ€™intreccio costitutivo e relazionale della realtร  ci inviti ad abitare e trasformareย ย diversamente le rovine.ย Specialmente quando il confine tra simbolico e reale si assottiglia: quando i satelliti iniziano a cadere “La caduta del cielo” – la profezia sciamanica di Davi Kopenawa – non รจ piรน solo un affascinante viaggio dislocante verso esotiche prospettive.

Qui condivido non una sintesi ma treย  brani che assemblo perchรฉ li ho appena letti e ascoltati – contributi di di Bayo Akomolafe, lโ€™autore che in questo momento mi sollecita piรน di altri a pensare ed esplorare il potenziale del pensiero decoloniale โ€œfuggitivoโ€ e diasporico: la costellazione della crisi,ย ย il post-umanesimo, il neo-materialismo, le alleanze in fieri degli undercommons, il rovesciamento delle prospettive generato da un animismo relazionale ecosistemico intrecciato con le scienze della complessitร โ€ฆย 

Forse la sfida si pone a un crocevia: andando di lร  si resterร  intrappolati nei ricordi di passate militanze โ€“ che รจ anchโ€™esso una sorta di imprinting identitario โ€“ nell’altra direzione invece rischiamo di rimuovere le ereditร  che ci costituiscono – non resta che riconoscere e rendere creativa l’impasse imparando a intra-agire  con quelle urgenze immanenti in cui il passato รจ strettamente intrecciato con questo presenteโ€ฆ

Cโ€™รจ forse una terza via tra il militantismo risentito del conflitto permanente e la resa alla dipendenza atomizzante agli algoritmi dominanti. Una via che prende forme provvisorie a partire dalla consapevolezza emergente che ciรฒ che agisce non puรฒ essere che affettivo, intra e inter-relazionale.

Lโ€™attivismo militante, le lotte per il respiro negato, per i diritti, lo stesso slancio critico, sono stati e restano imperativi necessari  oltre che storicamente cruciali,  come lo sono gli imperativi locali del presente. Il postattivismo mi sembra tuttavia un tentativo โ€œclinicoโ€ di esplorazione collettiva di forme di  cura, riparazione e creazione collettiva in un tessuto relazionale (e percettivo) profondamente ferito, un tentativo che tenta di ripensare le alleanze necessarie a farlo nel contesto di in una piรน ampia e inclusiva costellazione o cartografia spazio-temporale.

Mi piace in particolare il modo in cui Bayo decostruisce le identificazioni razziali rideclinandole in termini storico-simbolici: la bianchezza come ereditร  escludente, culto della purezza e del controllo allโ€™interno di unโ€™architettura modernista e come dice Mbembe โ€œbrutalistaโ€ capace di accomodare nei suoi dispositivi giuridici la costruzione di moltitudini di โ€œcorpi-frontieraโ€. E la nerezza come decostruzione forzata del rapporto con โ€œterra e sangueโ€, ma anche opportunitร  diasporica animata dalle radici di un rapporto permanente con la complessitร  visibile e invisibile e con l’idea di cura come trasformazione…

Da questo punto di vista le considerazioni di Bayo offrono una diversa cornice di riferimento per l’idea di riparazione che anche in questo caso fanno eco a quelle di Mbembe e degli autori di Undercommons. Se la riparazione delle ferite coloniali e patriarcali tocca il tema di fratture profonde nella relazione col vivente essa rappresenta qualcosa di altrettanto irriducibile, qualcosa che ha la forza di un evento e che trascende sia le supposte virtรน giuridiche della modernitร  che il concretismo di un risarcimento impossibile. E tuttavia dalla stessa frattura diasporica nuove fonti di pensiero e performativitร  aprono inedite possibilitร  di cura.

Mi rendo conto mentre assemblo che i frammenti arbitrariamente condivisi non fanno giustizia alla ricchezza degli argomenti che una lettura piรน organica del lavoro di Bayo Akomolafe puรฒ offrire โ€“ ma forse possono servire come pratica di compostaggio se fecondati dallo slancio immaginativo di chi legge. 

A presto,

fab

art by Curiot

Qualche brano da una conversazione in podcast che potete ascoltare per intero in inglese qui https://newrepublicoftheheart.org/podcast/064-bayo-akomolafe-getting-lost-meeting-the-more-than-human-vibrancy-of-the-world/?fbclid=IwAR2fCsQTIA_6bxQxiFUUVvhY4P-tU-cpFmzEe3LdB6j6ruyUg4aDnOY6_VE

ยซCome creiamo qualcosa di nuovo? Come facciamo qualcosa di diverso dal parlare nello stesso modo, scrivere nello stesso modo, ritrovarci nello stesso modo? Come faccio o come facciamo noi โ€“ e dico โ€œnoiโ€ perchรฉ cโ€™รจ una complessitร  irriducibile e perchรฉ lโ€™io รจ giร  accompagnato da quegli “altri” che cerca di ignorare mentre sforza di nominare sรฉ stesso cosรฌ assiduamenteโ€ฆ 

Come facciamo, a partire da questo denso noi, a uscire dai confini di ciรฒ che ci รจ famigliare, per entrare in ciรฒ che รจ portentoso e  impensato,  per intrecciarci con altre modalitร  del pensare e del conoscere? 

Le cose che cerco di esplorare nel campo dellโ€™invenzione  e della sperimentazione, nei margini liminali delle cose e che a volte definisco nel linguaggio della โ€œfuggitivitร โ€, delle โ€œpiantagioniโ€,  della fratture , delle nascite messianiche e delle notizie sperimentali, mi rendono sospettoso nei confronti del โ€œsoluzionismoโ€, mi rendono guardingo nei confronti di chi dice: โ€œho la soluzioneโ€.  Sto cercando una dimensione di โ€œincapacitร  generativaโ€, un posto per il compostaggio che possa rendermi capace di cose nuove e ovviamente il compostaggio non dipenderร  dalle mie azioni, perchรฉ un nodo nel filo non puรฒ sciogliersi da solo, ha bisogno della compagnia di altri per farlo, cosรฌ in un certo senso la mia ricerca ha come focus gli altri, tutti quelli che la modernitร  ha escluso, altri alieni, microbiomi-altri, tutti quelli che non abbiamo pensato come particolari o cruciali per ciรฒ che succede sulla terra, perchรฉ pensiamo sempre nei termini di ciรฒ che conta per gli umani, ci poniamo sempre come esseri senzienti al centro, mentre il mio desiderio va verso  i mostri, le fate, gli outsider, le cose che escludiamo, e io confido in un coro di esseri che generi alleanze piรน ampie, per trovare nuovi modi di stare insieme. Queste sono le mie prioritร  e il modo in cui procedo su questo piano, per esempio, รจ quello di incontrare i miei bambini ogni volta come se fosse la prima. Ci sono faglie creative nel tessuto della realtร  (โ€ฆ)

[Domanda: โ€œdopo George Floyd e di fronte ai suprematisti bianchi qui in America non cโ€™รจ piรน modo si sentirsi โ€œvirtuosiโ€ ci sembra di ereditare tutti un crimine  e quando entriamo in dialogo con qualcuno dal Sud Globale, con qualcuno nero, vorremmo in fondo non essere associati ai colpevoli, vorremmo poter riconquistare una virtรน impossibile e vorrei nominare queste cose in uno spirito di apertura e vulnerabilitร โ€ฆโ€]

Se tu andassi a trovare uno sciamano Yoruba โ€“ in realtร  non si definiscono sciamani, ma guaritori, il termine รจ babalayo,  un โ€œmedicine manโ€ che รจ una sorta di avvocato cosmico, che non si limita a guarire ma che negozia la guarigione, il benessere e la prosperitร  con con la miriade di agencies multiple che popolano il mondo e che noi riassumiamo con nome ayรฉ,  termine che con una sana dose di povertร  viene tradotta con il termine โ€œvitaโ€, ma รจ qualcosa di piรน ampio, c’รจ quasi un sapore di cospirazione nel termine ayรฉโ€ฆ., comunque il babalayo incontra tutte le forze o il maggior numero possibile di forze che sono rizomaticamente connesse con la tua situazione per intercedere a tuo favore, con una capra o dellโ€™igname (yam), ma un guaritore o babalayo non smette di essere gentile quando si avvicina con un coltelloโ€ฆcโ€™รจ qualcosa che puรฒ apparire brutale nellโ€™approccio, non credo che loro ne parlerebbero esattamente in questi termini ma su un certo piano si puรฒ dire cosรฌ: โ€œla guarigione puรฒ essere un rischioโ€โ€ฆ se la guarigione si china su una forma particolare con cui ci identifichiamo allora fa correre dei pericoli. Abbiamo questo desiderio di salvezza e redenzione. Ma salvezza e redenzione si declinano a partire da una ontologia specifica che stabilizza determinate modalitร  di “essere” e questo รจ il motivo per cui spesso dico che la โ€œgiustiziaโ€ che รจ un ideale immenso, no?, potrebbe anche ostacolare alcuni processi di trasformazioneโ€ฆ e il lavoro del babalayo รจ la trasformazione.

Sa che il tuo problema non consiste nel maggiore o minor benessere, ma nellโ€™aver assunto un determinato stato corporeoโ€ฆuno stato corporeo che ti permette di sperimentare quello che stai sperimentandoโ€ฆ. Cosรฌ viene verso di te con un coltello per ferirti, per ferirti di piรน, non per ucciderti ovviamente, ma per incidere cicatrici nel tuo corpo, e da dove vengo io questo ha generato la tradizione delle scarificazioni, lโ€™apertura della carne corrisponde al desiderio della carne di altre modalitร  di essere nel mondo e la spietatezza di quello che dico deriva da questo, che se parlo a partire dal paradigma allโ€™interno del quale nasce la domanda allora divento parte del problema, imbrigliato nelle dinamiche del problema (โ€ฆ) ho cominciato a pensare โ€œcosa potrebbe funzionare meglio di una risposta a un problema?โ€ e sento che la risposta a questa domanda รจ “una sorta di stupore meravigliato e sbigottitoโ€ (bewilderement)โ€ฆ perchรฉ lo stupore ci fa uscire dalle economie relazionali dove le domande e le risposte si contaminano a vicendaโ€ฆ ti trasporta in una diversa economia relazionale, in una prospettiva del tutto diversaโ€ฆda mio punto di vista puรฒ essere piรน efficace di una risposta. Cosรฌ quando mi fai una domanda sulle dinamiche Floydiane della nostra epoca, la domanda centrale che emerge dalla modernitร  รจ โ€œ come reagiamo, come affrontiamo il senso di colpa che questa situazione genera?โ€  E non ho una risposta definitiva, ma anchโ€™io mi pongo una serie di domande:   mi chiedo anche se il modo con cui formuliamo queste domande non facciano parte del problemaโ€ฆ facciano parte della crisiโ€ฆ. E se lโ€™enfasi sulla colpa โ€“ e non รจ che voglia svalutare lโ€™importanza della colpa, il senso di colpa puรฒ avere una funzione, ma il dubbio รจ che lโ€™enfasi sulla colpa non faccia altro che consolidare la centralitร  bianca che vorremmo decostruire o dalla quale vorremmo allontanarciโ€ฆe che anche il paradigma dei soggetti che cercano riconoscimento da parte dello Stato faccia parte del problemaโ€ฆ

Cosรฌ quando una persona bianca si presenta e chiede โ€œma noi ora che facciamo di questa situazione?โ€ io sento che la domanda stessa risuona con il paradigma dominante che tenta di arruolare quei corpi come attori nel consolidamento della modernitร โ€ฆe non credo che abbiamo risposte โ€ฆa queste domande su quello che possano fare i bianchiโ€ฆ credo che questo sia un momento in cui sia cruciale ascoltare insieme, potresti chiedermi โ€œma ascoltare cosa?โ€ โ€“ credo che il mondo piรน-che-umano ci stia invitando a una posizione di ricerca e questo luogo di ricerca รจ razziale, spirituale, psicologico, economico, gastronomico, batterico, microbiotico รจ contemporaneamente tutte queste coseโ€ฆed รจ qui che penso che sperimentare nuove modalitร  di essere sia necessario, per andare da una politica che mette al centro queste ansietร , perchรฉ le ansietร  sono il prodotto delle forme cha abbiamo assuntoโ€ฆe abbiamo bisogno di nuove storie e nuove cornici di riferimento ontologiche con cui pensare o ripensare le nostre identitร , ripensare cosa significhi essere nera, che รจ un concetto diasporico, ripensare che significhi essere bianca, che รจ una moderna imposizione identitaria e trovare altri modi di essere nel mondoโ€ฆ

Non va assolutamente ignorato il grido urgente, la domanda di salvezza e attenzioneโ€ฆ faccio parte di quel grido, ma so che la critica mi puรฒ portare solo fino a un certo puntoโ€ฆla critica mi colloca in piena modernitร  e ho bisogno di qualcosa che mi porti piรน in lร  [Bayo qui racconta la storia degli schiavi Igbo che ho pubblicato in Ballando con lo spirito dellโ€™acqua)… quella idea di una nerezza piรน-che-umana mi interessa perchรฉ non voglio essere salvato da corpi bianchi, non voglio essere lโ€™oggetto di compassione moderna, voglio altri spazi di potere.

[Domanda sintetizzata: โ€œabbiamo ereditato una narrazione di progressoโ€ฆ e lโ€™abbiamo poi intrecciata con unโ€™idea spirituale, perchรฉ non possiamo considerare la vita solo come una storia catastrofica, la vita รจ miracolosa non stiamo forse andando verso la vitalitร  vibrante di un mondo consapevole e meraviglioso?โ€]  

Sono di solito molto riluttante nel descrivere il mondo come IL mondo. Credo che Marcus Gabriel nel suo libro โ€œperchรฉ il mondo non esisteโ€ abbia lavorato per decostruire lโ€™idea che il mondo sia un tutto coerenteโ€ฆ non รจ che neghi lโ€™evidenza empirica sta solo dicendo che il linguaggio non puรฒ nominare ogni cosa in una qualche forma totalizzante, non vi รจ un termine che copra tutto, la โ€œcosapevolezzaโ€ non basta, lโ€™Universo neppure, perchรฉ persino lโ€™immaginazione รจ reale, ha veri e propri effetti non รจ necessario che abbia validitร  empirica per avere effetti. Non รจ che vi sia UN mondo e nemmeno mondi MULTIPLI, il mondo รจ resiliente nella sua indeterminatezza e navigandolo noi operiamo dei tagli operativi in un punto o nellโ€™altro, lo definiamo e chiediamo che ci definiscaโ€ฆ. Non siamo solo degli utlizzatori e il mondo non รจ solo uno strumento โ€“ di nuovo il linguaggio mi tradisce โ€“ noi non siamo utilizzatori e Un Mondo o Mondi Multipli o il Mondo a Venire siano uno strumento, piuttosto capiamo che  i ruoli vengono costantemente capovolti. E questo mi porta a discutere lโ€™idea di โ€œche cosa ci aspettaโ€ e sono acnora piรน riluttante a parlarne โ€“ qualche volta mi chiedono: โ€œcosa pensi che accadrร  nel 2050? Entreremo in un Etร  della compassione?โ€ O qualcosa del genere. E davvero non so come rispondere a questo tipo di domandeโ€ฆVengo da un popolo che non poteva vedere cosa sarebbe accaduto la settimana dopo perchรฉ non ne avevano la possibilitร โ€ฆ quando leggo della scarsa visibilitร  in California per via degli incendi, sento compassione ma sento anche โ€œcerto, questa cosa la conosco, lโ€™ho vista, lโ€™ho vissutaโ€ฆโ€ il fatto di non sapere cosa succederร  dopoโ€ฆ lโ€™urgenza, lโ€™immediatezza del mondo รจ ciรฒ che cattura la mia attenzione โ€“ e so che rischio di lasciar fuori un universo di considerazioni โ€“ ma cโ€™รจ lavoro da fare nella immediatezza immanente del mondo, a partire da come viviamo nella densitร  del presenteโ€ฆe al di lร  delle categorie con cui proiettiamo il presente nel futuro. Preferirei mettere a fuoco il passato. Per esempio, cโ€™รจ un proverbio indigeno che dice che il lavoro serio lo fanno quelli che guardano il passato. Non considero il passato come qualcosa di concluso, perchรฉ mi interessa un diverso paradigma temporale, โ€œil passato deve ancora accadereโ€, posso guardare in avanti, per cosรฌ dire, e guardare il passato. Se pensi al tempo in termini circolari allora il passato non รจ solo ciรฒ che รจ passato, il passato รจ ciรฒ che sta ancora accadendo, lโ€™eco di voci nelle pieghe della modernitร , gli archetipi di cui parlava Hillman per cui gli dei che non sono mai svaniti, sono diventati parte dei nostri apparati, dei nostri pixel e delle nostre tecnologieโ€ฆLโ€™idea che il passato sia presente che dobbiamo le nostre vite e i nostri corpi al cosiddetto passato, e che lo elaboriamo continuamente in una qualche forma transcorporea quando per esempio ci chiediamo: โ€œche significa avere un corpo? Che significa essere vivi in questo tempo?โ€ questo รจ un tema che mi appassiona, tanto che non riesco a pensare a quale forma il mondo potrebbe avere in un tempo futuro โ€“ non so se posso avere fiducia โ€“ e forse questa รจ una prospettiva postmoderna โ€“ non so se posso avere fiducia in queste grandi metanarrative โ€“ lโ€™ โ€Etร  della Ragioneโ€, lโ€™ โ€œEtร  dellโ€™Acquarioโ€โ€ฆo qualcosa del genere (ride) certamente non cโ€™รจ stato niente del genere per persone come meโ€ฆsono molto sospettoso rispetto a quel modo di nominare le cose anche per restare umili rispetto a cosa potrebbe accadere โ€“ non รจ per negare la creativitร  con cui nominiamo le cose, ma dobbiamo resistere allโ€™urgenza di farlo da soliโ€ฆยป

Da un altro post sulla pagina fb bayoakomolafe

ยซLa modernitร  non ha eliminato il sacro. Lo ha riposizionato nel confine delle coordinate umane โ€“ in primis nel corpo bianco, il suo principale avatar. Qui nei vortici del rifiuto post/moderno di ogni autorialitร  non umana, nello stesso progetto antropologico, si nasconde un tempio dedicato alla venerazione delle quando riusciamo a criticare queste forme di devozione religiosa –  siamo tutti arruolati al servizio di questa configurazione: puliamo panche, passiamo il cestino delle donazioni, ammiriamo i preti nel sanctum sanctorum. Ma il sacro non si fa ingabbiare. Oggi, se ascoltate, potreste sentire che la presa contratta dellโ€™umano comincia ad allentarsi, mentre la nostra pretesa centralitร  non regge il confronto con argomenti non umani assai convincenti. Se ascoltate un poโ€™ piรน a lungo, potreste persino iniziare a discernere i passi caotici del sacro che migra dal suo precedente confine, fischiettando mentre saltabalzella con determinazione  sulle rovine asfaltate del nostro mancato arrivoโ€ฆยป

carnevale a Haiti

 

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ยซInsieme a Bruno Latour, in una โ€œperversaโ€ deformazione del suo aforisma ma che credo egli approverebbe possiamo dire: โ€œNon siamo mai stati umaniโ€. In un sorprendente rovesciamento del copione non siamo nรฉ gli eroi nรฉ lโ€™unico focus affascinante di un pluriverso eccedente. Il sapere strumentale umano capace di concepire lโ€™uso di strumenti e attrezzi รจ diventato (o รจ sempre stato) strumentalizzato. La dimensione [evolutiva] ultima, definitiva รจ diventata  penultima (โ€ฆ) il mondo รจ vivo e performativo โ€“ suffuso di elementi di agentivitร  relazionale, quelli che attribuiamo senza pensarci a noi stessi.

art by Curiot

In breve lโ€™Antropocene richiede una ontologia radicalmente nuova e smantella quella aristotelica-cartesiana che la maggior parte degli abitanti della modernitร  hanno dato per scontato. Aspetti di questa performativitร  materiale che prende atto di processi โ€œmolecolariโ€ (nel senso attribuito alla parola da Deleuze) sono i corpi transcorporei, le specie amiche, il tempo queer e lโ€™agentivitร  non umana. Questo vibrante mondo ecologico emergente, de-sacralizza lโ€™attivitร  umana, inserendola in una rete di altri effetti efficaci che scorrono da un mondo incalcolabilmente perverso e rizomatico. Un mondo processuale di azioni performative in divenire.

(โ€ฆ)

Invece di considerare solo i soggetti indipendenti nel loro agire โ€“ cioรจ lโ€™unitร   privilegiata di analisi del cambiamento sociale, e le cui intenzioni, motivazioni ed esaurimenti costituirebbero la fucina del cambiamento mondiale  – prestiamo lttenzione allโ€™attrezzatura che circonda il soggetto intento ad agire,   considerando lโ€™assemblaggio complessivo,  tentando ci capire cosa e come stia operando questa concatenazione di corpi. 

Lโ€™attivista non รจ piรน lโ€™umano separato dal dispositivo necessario al suo attivismo, ma รจ lโ€™ โ€umanoโ€ e i suoi attrezzi: gli schermi dei computer, i concetti, le classificazioni, le categorie di pensiero, e la cittร  nei suoi effetti di soggettivazione.

In quanto tale il โ€œSรฉโ€ classico viene cosรฌ decentrato come focus dellโ€™attenzione e delle suppliche; il cambiamento sociale non dipende da mosse unilaterali del sรฉ umano, ma dalle concatenazioni emergenti che attraversano altre concatenazioni (deterritorializzioni e riterritorializzazioni).

Come definire una ricerca postattivista? Quali questioni potrebbero emergere? Non cโ€™รจ spazio qui per esplorare le metodologie di un impegno postattivista, ma qualunque esse siano, tale vocazione รจ promettente  โ€“ specialmente in tempi di sconforto, quando lโ€™approccio alle questioni da veterani dellโ€™attivismo non appare generativo. 

Come figlio del cosiddetto Sud Globale, il mio popolo รจ stato per molto tempo beneficiario della “benevolenza” occidentale. Le Ong sono altrettanto numerose delle chiese predatorie ad ogni angolo di strada. Molti [subalterni] si  ribattezzano โ€œattivistiโ€  per  mettere la bocca sotto il rubinetto  del โ€œforeign aidโ€ e della filantropia Euro-Americana. Tuttavia non ci sono grandi cambiamenti. Lโ€™attivismo si traduce sovente nel fatto che scafati ragazzi di strada siano pronti ad ingannare un altro straniero in cerca di virtรน. Per i volonterosi ed ingenui neo attivisti le lezioni sono dure e presto imparate: non importa quali siano la tua giusta causa, o le tue nobili intenzioni, per sopravvivere devi portare avanti il programma.

Il possible invito del postattivismo รจ di restare con i vari elementi dellโ€™arredamento che compongono lโ€™assemblaggio attivista. Invece di mettere a fuoco solo lโ€™umano, veniamo invitati a prendere nota dei dispositivi, di  cosa essi stabilizzino, di che cosa riproducano, di che cosa escludano. 

Per esempio โ€“ prendendo sul serio lโ€™invito postattivista di de-privilegiare lโ€™ โ€œattoreโ€ umano โ€“ potremmo scoprire che i nostri problemi fanno spesso parte del problema: che le nostre soluzioni, pensieri, contributi e idee sono secrezioni delle concatenazioni con cui intra-agiamo. E che come tali โ€“ e questa รจ unโ€™ulteriore importante considerazione post-attivista โ€“ spesso rafforzeranno le situazioni problematiche che vorremmo evitare: le nostre โ€œsoluzioniโ€ sovente si riveleranno come un aspetto della crisi che si ripiega e moltiplica, magari in modo piรน intelligente e con piรน sfumature.

La cosa piรน importatnte รจ che la ricerca postattivista potrebbe aiutarci a ritrovare un sentimento di meraviglia e re-incanto indicandoci โ€œaltri luoghi di potereโ€. Forse questo รจ il suo dono piรน grande: scombinare gli schemi percettivi e le forme di impegno per riorientare lโ€™attenzione su altre bolle di potenzialitร  che emergono dai paesaggi chimici dellโ€™Antropocene.

***

In ultima analisi, il piรน grande sacrificio dellโ€™attivista รจ la sua identitร , la sua verginale separatezza. Con la sua dipartita disperde i suoi resti impollinando ogni banale superficie con agentivitร  e promessa. Ed รจ lรฌ che dobbiamo andare, nella distanza performativa in cui vortica lโ€™altrimenti.ยป

street art stencil a Betlemme