L’essere della relazione

Oggi 25 settembre esce in libreria per Meltemi la mia traduzione di “L’essere della relazioneโ€ di Erin Manning
“cogliere il bordo di mondi in composizione vivere con ‘sensi che si innamorano e sanno perdere conoscenza, abbandonandosi in un abbraccioโ€™, significa percepire una zona intermedia di mondi in formazione, dove il potenziale รจ vorticoso, le strade divergono, e i girl piรน lunghi sono ancora inesploratiโ€ฆโ€

Nelle montagne delle Cรฉvennes, negli anni Sessanta, lโ€™educatore Fernand Deligny costruisce con un gruppo di ragazzi autistici una comunitร  fuori dallโ€™ordinario. Non un programma terapeutico, ma una forma di vita condivisa: si fa il pane, si girano film, ci si occupa delle capre, si tracciano mappe dei percorsi. Da questa esperienza prende avvio โ€œLโ€™essere della relazioneโ€ di Erin Manning. Le linee erranti tracciate da Deligny diventano il punto di partenza per interrogare i modi in cui costruiamo norme, identitร  e forme di appartenenza, e per cercare pratiche capaci di stare con la differenza senza correggerla o assimilarla. 
Attraversando neurodiversitร , nerezza e pensiero della relazione, Manning mette in discussione razzismo sistemico e normopatia e immagina una socialitร  โ€œminoreโ€: altri modi di crescere, imparare e stare insieme, sottratti alla pretesa di ricondurre ogni esperienza a una forma giร  data. 

Nel seguente link trovate la mia introduzione pubblicata da Matrika.

Gaza come problema per il pensiero

Un quartetto palestinese #1

Fabrice Olivier Dubosc

Ho bisogno di un giorno luminoso, non di un momento di trionfo folle e fascista.

                           Mahmud Darwish

Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo ยซproprio come รจ stato davveroยป Vuole dire impossessarsi di un ricordo cosi come balena nel momento del pericolo.

                                     Walter Benjamin 

da una installazione di Dominique Dubosc

Questa riflessione deve molto al Black Study agli studi della tradizione radicale afro-americana e al modo in cui mettono in discussione – con Du Bois (“la razza รจ un problema di pensiero”) – qualsiasi presunzione di defnire la razza ointologicamente come qualcosa che รจ.ย La razza non รจ. Il pensiero della nerezza si chiede come ripensare ciรฒ che non รจ eppure ha costretto la storia nella s/tortura? e come ripensare la resistenza dell’oggetto, la resistenza di ciรฒ che sarebbe stato ridotto a “cosa” ma รจ rimasto relazione. Anzi, quali forme generative di resistenza immagitiva e relazionale ne sono derivate?

Il filo conduttore che desidero sviluppare in qusta serie di articoli รจ di provare a tracciare un tema corale: che la Palestina รจ un problema per il pensiero, nella misura in cui cerchiamo di catturare e governare la memoria come unaย misuraย gerarchica prescritta dal diritto, piuttosto che permettere alla memoria di illuminare un orizzonte di vita.

Perchรฉ la memoria stessa รจ un problema per il pensiero!

La “tradizione degli oppressi” secondo Walter Benjamin รจ una modalitร  non lineare con cui la memoria agisce. Il contrario di un’idea della storia come qualcosa che si colloca entro un flusso temporale vuoto e omogeneo. Mentre la tradizione รจ generalmente intesa come una sorta di continuitร  trasmessa di generazione in generazione, per Benjamin la narrazione dell’oppressore รจ la narrazione del vincitore mentre la tradizione dell’oppresso offre un “taglio,” una cesura in quella continuitร [1]ย .ย ย “In ogni epoca si deve tentare nuovamente di strappare la tradizione da un conformismo che sta per sopraffarla”. (Benjamin,ย Sul concetto di storia,ย tesi VI, 1940/1968)ย Gli oppressi vedono la ripetizione per quello che รจ: un vuoto dispositivo retorico per dare legittimitร  all’abuso trasformato in unย ordinario,ย lineare, sottovalutato e sempre agito “stato di eccezione” che permette l’oppressione, il colonialismo, lo sgombero, l’occupazione del territorio. [Ausnahmezustand, puรฒ essere tradotto come stato di emergenza o ‘stato di eccezione’].

” La tradizione degli oppressi ci insegna che lo ยซstato d’ecceeziioneยป in cui viviamo รจ la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo. Allora ci starร  da-vanti, come nostro compito, di suscitare il vero stato d’eccezione, migliorando cosi la nostra posizione nella lotta contro il fascismo  (Tesi VIII di Benjamin, ibid).

Per Benjamin la memoria degli oppressi รจ una pluralitร  fuggitiva, una processione in fuga radicale dalle narrazioni lineari dell’oppressore. L’improvvisa ‘madeleine’ della memoria vissuta/vivente รจ la linea di fuga che permette di recuperare il di-piรน emergente della resistenza che รจ stato messo in secondo piano dal lineare resoconto storico riscritto dagli oppressori.   La discontinuitร  della tradizione degli oppressi risiede nel deposito di tutti i tentativi volti a interrompere la presunta continuitร  dell’oppressione e alla cattura delle sue narrazioni.  

Una delle dichiarazioni piรน famose di Darwish รจ che la condizione dei Palestinesi deriva dallโ€™essere stati fatti imprigionati dal sogno di Israele. Ma i Palestinesi non se ne vanno, il loro rapporto con la terra, il sentimento del Paese non di articola a partire da da un’idea giร  data di Stato territoriale. E la loro resitenza per Israle รจ stata paradossalmente  un male necessario  perchรฉ permette  di riaccendere  – nel diniego della loro esistenza o umanitร  – il sogno di risarcimento sionista di una Grande Israele nella rivendicazione territoriale contro tutto e tutti, incorporata nella cornice di una irriducibile narrazione del trauma. Ma la situazione palestinese ha un’altra specificitร  “non รจ assimilabile nel contesto dellโ€™’attuale ordine mondiale” (Khatib 2024). Seguendo la critica innovativa di Robert Meister sul discorso dei diritti umani dopo il 1989, in After Evil: A Politics of Human Rights (2011), Khatib scrive: 

Mentre il discorso sui diritti umani (HRD) consiste nel dichiarare una nuova era ‘post-ideologica’ che ripudiala violenza passata… a partire daย ย una necessariaย ย di violenza eccezionale quellaย ย delย ย soccorso e del risarcimento.ย ย Lโ€™ Olocausto รจ il crimine che fonda questa nuova era. Il progetto e la missione [umanitaria] volta a prevenire il ritorno di quella prima violenza eccezionale [la Shoah] imponeย ย la concessione dell’impunitร  e dell’immunitร  costitutiva dal diritto internazionale allo Stato di Israele, che si dichiara Stato vittima in quanto Stato dei sopravvissuti. Ciรฒ spiegherebbe la palese discrepanza tra le violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele nei confronti dei Palestinesi e delle popolazioni vicine e l’auto-rappresentazione di Israele come uno ‘Stato-vittima’ in pericolo perenne. Meister sostiene che nei dibattiti post-olocausto sui diritti umani, la violenza che Israele usa per difendersi รจ diventata un laboratorio per la violenza che la ‘comunitร  mondiale’ (e in particolare gli Stati Uniti) dovrebbe mettere in atto per garantire [umanitariamente] Israele se non potesse difendersi. La sicurezza post-olocausto di Israele rappresenta quindi l’eccezioneย costitutiva su cui si basa l’umanitarismo del XXI secolo. (2024)ย 

Quindi, come Darwish aveva previsto, il risultato mostruoso dell’invenzione sionista di uno Stato nazionale post-Shoah รจ stato quello di creare “una lotta tra due memorie”. Le due memorie sono intese come la Shoah e la Nakba (il trasferimento violento di 700.000 Palestinesi dai territori occupati da Israele nella violenta lotta colonialista nella fondazione di Israele). Ma credo che Darwish non parli solo di due memorie distinte, ma di due modi completamente diversi di pensare e sentire ciรฒ che intendiamo per memoria.

Diventare “mostri di belle speranze” significa riconoscere la negazione implicita in un certo tipo di memoria prescritta da una narrazione normativa e assoluta senza crepe[2] . La memoria del medesimo, ddi un indiscutibile โ€œgiร  dettoโ€ sostituisce un altro tipo di memoria – dove l’orizzonte si allarga e si apre al processo.

Questo tipo di memoria รจ piรน vicina a “un testamento senza ereditร ” (Char) o alla “memoria dell’oblio” (Nietzsche) in grado di allontanarsi dalla prigione del risentimento. E dove l’ereditร  puรฒ essere immaginata nuovamente attraverso la memoria poetica emergente โ€“ lโ€™odore delle pietre –  di un โ€œdi-piรนโ€ inscritto in ‘una’ vita, ‘un’ luogo, ‘un’ popolo.

A Gerusalemme, e intendo all’interno delle antiche mura, 
cammino da un’epoca all’altra senza che la memoria
mi guidi. 

(Darwish 2007)[3]


[1]ย Nelle note al Concetto di storia (1940) Benjamin scrive: “Il continuum della storia รจ quello degli oppressori. Mentre l’idea del continuum livella tutto al suolo, il concetto di discontinuum รจ il fondamento della vera tradizioneย ย (…)ย la storia degli oppressi รจ un discontinuum (…) Il compito della storia รจ quello di impadronirsi della tradizione degli oppressi”. cfr. S. Khatib (2015). โ€œWalter Benjamin and the โ€˜Tradition of the Oppressedโ€™โ€ย inย Anthropological Materialism. Verificatoย ย 31 agosto, 2025 da https://doi.org/10.58079/b839

[2] All’inizio degli anni ’80 Gordon Lawrence portรฒ un’intuizione notevole nel lavoro di gruppo con la Social Dreaming Matrix  una tecnica per esplorare la matrice  onirica come parte di una matrice sociale di intrecci narrativi sistemici  che vengono  dinamizzate nella percezione stessa di una matrice pre-concettuale transindividuale.  In una prima esperienza sul campo, Lawrence fu chiamato da un gruppo di psicoterapeuti israeliani che si erano riuniti per capire quali dimensioni dovevano essere affrontate con urgenza nel loro lavoro sul trauma. Inizialmente, i sogni riguardavano la Shoah e la disumanizzazione perpetrata dal nazismo (un sogno di topi ha portato a queste amplificazioni, poichรฉ uno degli epiteti nazisti era proprio โ€œtopiโ€ La radicale precarietร  esistenziale veniva cosรฌ evocata e rivisitata collettivamente.  Ma dopo questa fase iniziale, sono potuti emergere sogni inaspettati che caratterizzavano Israele come un blocco di marmo senza crepe. E in un altro sogno, le stesse navi che avevano portato migliaia di rifugiati ebrei in Palestina dopo la Seconda Guerra Mondiale stavano arrivando di nuovo, ma inaspettatamente cariche di palestinesi!

[3] Mahmoud Darwish “A Gerusalemme” in Il fardello della farfalla” – Traduzione di Fady Joudah)
Bloodaxe Books Northumberland, Inghilterra, 2007

prospettive per traverso

Erin Manning ro Heinrich

Una pratica alla periferia dei sensi – Sabato 14 dicembre 2024ย ย dalle 15.30 alle 18.30 presso Terzo Paesaggio – Padiglione Chiaravalle via San Bernardo Chiaravalle (Milano)

“Non preoccupatevi della materialitร  iniziale di una pratica o della forma che sembra assumere. Lasciatevi guidare dalla forza del suo potenziale: puรฒ essere un testo, una poesia, un concetto filosofico, un tessuto, un odore, un movimento, una manciata di terra.” Erin Manning         

Pratica 1 sulla visione periferica: Erin Manning โ€“ Una tessitura di movimenti (20 minuti circa) 

per sperimentare insieme con ciรฒ che si trova alla periferia dei sensi,  con ciรฒ che esclude logiche frontali: una percezione per traverso. (con ampia discussione).

“Muovetevi nella singolaritร  della direzione che prende, non alimentatela eccessivamente, non deve essere tutto, ma sentitela fisicamente. “

Pratica 2: Unโ€™estetica del tracciare: Ro Heinrich โ€“ ricerca artistica sul  fermento percettivo per voce e immagini, in conversazione con Erin Manning per ripensare l’essere della  relazione (seguito da discussione). 

3. Ri-orientamento: Erin Manning:  Leggere e discutere insieme tre brevi testi su tre concetti chiave relativi alle pratiche sperimentate: distantismo, percezione autistica, bianchezza.

“Esistono forse diverse modalitร  percettive per entrare nello spazio della convivialitร ?Perchรฉ dare per scontato che lโ€™ambiente normativo in cui viviamo miseramente โ€“ e in cui la bianchezza, lโ€™abilismo, la neurotipicitร  e le tutte le forme di colonialismo che proliferano per mano del capitalismo razziale โ€“ sia proprio il luogo dove ci dovremmo incontrare? E possiamo dire con certezza che questo sia il luogo in cui la vita muore?โ€ (E.M.)

Erin Manning รจ direttrice ella scuola di dottorato in arte e filosofia relazionale presso la facoltร  di belle arti della Concordia University. รˆ tessitrice, ballerina e coreografa. Dirige SenseLab – un laboratorio che esplora le intersezioni tra pratica artistica e filosofia attraverso la sensorialitร  in movimento. in un contesto che afferma il valore della neurodiversitร  e dei modi non normativi di pensare, essere e percepire.

Tra i suoi libri recenti : Always more than One, The Minor Gesture,  For a Pragmatics of theUuseless e The being of relation (quest ultimo presto in italiano)

Ro Heinrich รจ una ricercatrice artistica  che lavora con le grammatiche della separabilitร  e della relazionalitร  attraverso lingue parlate e non.La sua pratica multidisciplinare registra e intreccia conversazioni e collaborazioni, nella produzione di  filmati e libri. Co-organizzatrice della piattaforma Towards post-extractive cultures  alumna di THIRD, DAS Graduate School Amsterdam e attiva in diversi gruppi di studio che si occupano di pratiche relazionali..

Faire ล’uvre/fare opera

Erin Manning

traduzione di fabrice

Faire ล’uvre

Erin Manning

  1. Far pratica

Non preoccupatevi della materialitร  iniziale di una pratica o della forma che sembra assumere. Lasciatevi guidare dalla forza del suo potenziale: puรฒ essere un testo, una poesia, un concetto filosofico, un tessuto, un odore, un movimento, una manciata di terra.

Muovetevi nella singolaritร  della direzione che prende, non alimentatela eccessivamente, non deve essere tutto, ma sentitela fisicamente, lasciatevi guidare dalla curiositร .

Praticare รจ impegnarsi con un insieme di condizioni. 

Praticare รจ esplorare come si producono  tendenze.

Praticare รจ seguire queste tendenze in un processo. 

Praticare รจ sviluppare una sintonia con il differenziale nella ripetizione.

2. Andate dove vi porta la pratica 

Una pratica non significa altro se non impegnarsi con qualcosa nel suo dispiegarsi. Ritornarci sopra. Non preoccuparsi troppo di quanto spazio ciรฒ prenda. Diffidare delle tendenze a generalizzare. Se si tratta di un concetto, meglio giocarci.

Fatelo cozzare con altri concetti per vedere che forma possa prendere. Se รจ un movimento, entrateci qualsiasi apertura. Seguite il suo brio.

Una pratica insegna sempre. Insegna come entrare. Evidenzia limiti. Propizia una soglia. Restate curiosi di ciรฒ che si puรฒ imparare. Da questo lasciatevi prendere e guidare. 

3. Non cercare cornici giร  date

Cercate di non valutare la pratica a partire da criteri di giudizio esterni. La pratica produce la propria valutazione. Produrre una valutazione permette di evitare la paranoia di ciรฒ che dovrebbe contare, di ciรฒ che devโ€™essere misurato. Cercate di resistere all’impulso di includere, di aggiungere, solo per il gusto di aver soddisfatto dei criteri. Cercate di resistere all’impulso di apparire intelligenti o come un artista.

Se l’artisticitร  guida, se ciรฒ che muove la pratica รจ la sua resa estetica, sarete mossi dalla pratica e dalle sue modalitร  di valutazione. Permetteteci di considerare ciรฒ che genera valore anche se ciรฒ non รจ conforme agli schemi dominanti. Ci si puรฒ incuriosire di come queste differenze traccino deviazioni rispetto agli schemi dominanti ma senza perderci troppo tempo.

4. Evitate i canoni di genere 

Organizzarsi a partire da canoni giร  dati รจ una tentazione. Di farne un metodo, di chiamarlo โ€œricerca basata sulla praticaโ€ o โ€œricerca artisticaโ€ o โ€œricerca-creazioneโ€, per segregarla da tutto ciรฒ che la ricerca non doveva essere. Non cascateci.

Il lavoro che fa il suo lavoro, faire ล“uvre, resiste alle categorie prestabilite. Come pensare che la ricerca possa evitare la pratica? Come potrebbe il pensiero non essere una pratica?

Il problema รจ proprio questo: il pensiero รจ stato dissociato dalla pratica, e lโ€™arte รจ stata dissociata dal pensiero.

Invece di iniziare con categorie, invece di giustificare con il metodo, affidatevi alla pratica per muovere il pensiero. Permettete ai pensieri  di mettervi in movimento. Riconoscete che non siete mai stati separati dal pensare e che le pratiche vi hanno sempre fatto pensare. Incuriositevi per ciรฒ che emerge come pensiero quando non รจ separato dalla pratica. Trovate, nella pratica, la vulnerabilitร  di ciรฒ che si dice e scrivete o parlate o fate movimento a partire da da lรฌ. Includete ciรฒ che รจ ineffabile. Rendete palpabile nellโ€™atto qualcosa di impercettibile[1] che scomoda la ripetizione.

5. Chiamatela ricerca 

La ricerca รจ il raccolto della pratica. Questo raccolto รจ un’estetica. Porta in dono la sensibilitร  generata da un processo. Sintonizzatevi su come articolarla al meglio affinchรฉ abbia spazio. Siate sensibili ai suoi permeabili confini Trovate linguaggi che la prolunghino. 

La cattura avviene in molti modi. Catturiamo i processi ogni volta che iniziamo con la critica. Criticare รจ starsene fuori  delimitando il potenziale dall’esterno. Niente รจ piรน facile della critica. Ma qualcosa accade davvero solo quando ci si mette in gioco Mettete le mani in pasta, curate la qualitร  dellโ€™inclusione, in un approssimarsi di prossimitร .

La prossimitร  come approssimazione รจ qualcosa che resiste alle dinamiche di causa-effetto e a ciรฒ che separa il dentro dal fuori. Costruisce ponti, produce adiacenze. Differenze senza-separabilitร . 

La critica immanente abita qui. La critica immanente โ€“ saggiare cioรจ un processo allโ€™interno delle  sue problematiche emergenti โ€“ amplia le nostre capacitร .  Ma come puรฒ una pratica  attivare il pensiero? Se una pratica non tocca i limiti del pensiero, se il pensiero non produce condizioni per processi emergenti, Tagliate la pratica. Allineatevi muovendo con la crepa. Entrateci. 

La frattura รจ anatema per la critica. Laddove la critica trova difetti da un punto di vista esterno, precostituito, la frattura รจ una tendenza propulsiva che nasce da dentro e che modifica la geologia di un contesto. Nella faglia che si crea la crepa non solo riconfigura ma produce nuove forzeโ€ฆ

Tagliare significa fare i conti con la condensazione di una tendenza muovendola in unโ€™altra direzione

La ricerca accade in questo spostamento. La ricerca accade quando si cambia direzione. รˆ lโ€™escavazione geologica degli strati che la faglia rivela. quali nuovi orientamenti sono emersi? quali nuovi problemi si sono evidenzati? 

6. Non fatela diventare cosa vostra

Si รจ tentati di chiamarla la “mia” ricerca. Ma la pratica ci porta con sรฉ: non รจ cosa nostra. Seguire la pratica dove essa conduce non significa solamente imparare dalla pratica come meglio sintonizzarsi con il valore immanente dei processi emergenti, ma significa anche favorire modalitร  di incontro con quei pensieri che rifiutano e confutano la bianchezza e la sua neurotipicitร , il suo potere di cattura.

La neurotipicitร  รจ l’operazione sistemica che centralizza la bianchezza come faro della formazione e del conoscere. La neurotipicitร  รจ il metodo dominante in qualsiasi ambiente istituzionalizzato.  La neurotipicitร  non รจ solo il tutore dellโ€™ordine della conoscenza, ma รจ anche la forma che la conoscenza assume. 

Ogni separazione forzata tra pratica e pensiero รจ neurotipica. La bianchezza nasce qui, nella difesa di ciรฒ che รจ in gioco in ciรฒ che conta e in chi รจ che conta. Ogni volta che dite di sapere di piรน, ogni volta che imponete un territorio al pensiero, ogni volta che lo fate diventare cosa vostra performate il colonialismo. Questa รจ bianchezza, neurotipicitร 

7 Restate nel movimento del pensiero

C’รจ un rischio. รˆ del tutto possibile che la pratica non generi scrittura. Nel mondo accademico, si continua a tracciare una linea di demarcazione tra ciรฒ che vale come conoscenza e ciรฒ che non vale. 

Non cรจ una soluzione bellโ€™e pronta a questo problema.ย La ricerca che poggia sulla pratica purtroppo non รจ ancoira andata al di lร  del linguaggio, al di lร  delle parole. Un modo per promuovere contiguitร  รจ di resistere ai modi con cui la lingua tende a formattare le parole (d)enunciando[2]. Rendete il linguaggio propositivo.

Lasciate che il linguaggio si apra ai ritmi di ciรฒ che non puรฒ dire. Non preoccupatevi troppo del canoni tipici. Tutto ciรฒ non impone poesia  cosรฌ come non si oppone alla scrittura accademica.  Sta piuttosto con il continuo praticare le deviazioni che la lingua rende possibili. Alcuni di questi sentieri poco battuti epotrebbero necessitare di un’architettura della citazione โ€ฆ E qanche questa puรฒ diventare una forma breve di pratica โ€“ un modo per incontrare socialitร  minori in co-composizione!

8. Curate il testo!

La pratica รจ impegno nella curatela. Praticare significa entrare in sintonia con la differenza quotidiana di ciรฒ che la pratica produce. Lasciate che il linguaggio offra tendenze orientative. Inventate parole! Non abbiate paura dei concetti! Scavate dal concetto per vedere dove puรฒ arrivare. Non dilungatevi in confutazioni, rischiate di rimanere bloccati. Quando il lavoro inizia a funzionare, considerate con attenzione il modo con cui si รจ sviluppato. Costruite una sintonia con ciรฒ che non c’รจ, con ciรฒ che oscura la singolaritร  di un orientamento. Interessatevi a ciรฒ che si sta sottraendo. Pensate alla โ€œpraticaโ€ in ogni fase del processo. Consentite che le cose si disperdano. Siate consapevoli di ciรฒ che โ€œvoiโ€ state aggiungendo e chiedetevi se state aggiungendo voi stessi. รˆ forze una polizza di assicurativa per stare in sicurezza? Cercate di capire se riuscite a lasciar perdere. Permettete che il lavoro faccia il suo lavoro.

9 Faire ล’uvre

Quando un lavoro fa per bene il suo lavoro, diventa una pratica. Questo vale tanto per  unโ€™opera dโ€™arte  quanto per  un libro o una storia o un documento accademico. Preoccuparsi troppo dei canoni significa cercare di controllare il processo a partire da valutazioni esterne. Lasciate che sia lโ€™opera stessa a guidare.

Come qualsiasi architettura, un’opera genera un contesto, una cornice e ne viene anche generata. Confidate che l’opera trovi dei modi per impegnarsi con le ecologie che essa genera e attiva. Questo potrebbe comportare la necessitร  di entrare in un’arena concettuale adiacente a ciรฒ che il lavoro dellโ€™operaย ย ย sta facendo emergere. Potrebbe significare che una nota a piรจ di pagina ci porta in un percorso parallelo. Cercate nel contemplare le architetture e la cornice che man mano si genera di non imporre una forma paranoica all’opera.

 Non รจ necessario scrivere una dichiarazione artistica che segna il terriorio  in modo difensivo. Astenetevi dal produrre una recinzione per voi stessi e per il vostro lavoro. 

Faire ล’uvre non significa โ€œfareโ€ unโ€™opera, ma essere fatti dal lavoro dellโ€™opera. Fare ricerca basata sulla pratica [practice-based research] significa questo. Qualsiasi altra forma di ricerca non รจ viva nel pensare, non รจ ricca di tendenze e potenziali.

Basarsi sulla pratica significa semplicemente riconoscere come si muova il pensiero nella materialitร  del suo agire. Pensare, essere nel movimento del pensiero, significa affinare la pratica e lasciare che ci guidi.


[1] Erin adopera la parola infrathin coniata da Marcel Duchamps per esprimere il ruolo dellโ€™ โ€œimpercettibileโ€ nelle dinamiche imprevedibili di un processo. Cfr. For a Pragmnatics of the Useless [NdT]

[2]ย ย Efficace gioco di parole che riprende il tema dellโ€™enunciazione come qualcosa che tende a definire e sfuggire alla pratica. Lโ€™ho evidenziato mettendo la d tra parentesi [NdT]

A febbraio torna Bรกyรฒ !

Politiche dellโ€™altrimenti come linee di fuga

Il nuovo tour italiano di Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ

sarร  un festival para-pedagogico, una libagione nelle crepe, una pragmatica dellโ€™inutile, una opportunitร  per pensare insieme politiche dellโ€™altrimenti anche lร  dove ogni linea di fuga sembrerebbe preclusaโ€ฆ 

Un festival itinerante con 4 tappe –  1 febbraio: Black History Month a Torino, 2 febbraio: Uni Bicocca a Milano,  3 febbraio: Scuola Etno-sistemico-narrativa a Roma, 4 febbraio: Terzo Paesaggio a Milano

Ogni incontro una variazione sul tema per declinare un’ecologia delle pratiche e  per ricordare cosa possa significare “casa” fuori dall’illibertร  sovrana mentre piangiamo e ridiamo con i nostri parenti umani e non umani in questa terra desolata.

La preposizione greca ฯ€ฮฑฯฮฌ ha molti significati: simile, oltre, al di lร , contro.  Come prefisso para- รจ spesso usato come contrappunto al significato consolidato di una parola, di una pratica, di una disciplina. Come in paramedico (qualcosa che si aggiunge ma non sostituisce la medicina) paranormale (decisamente al di lร  del normale) paradossale (contrario all’opinione comune). Il para-pedagogico si riferisce ai contesti, ai paesaggi percettivi, alle dimensioni relazionali che aprono a un pensiero nel-mentre, a un pensiero in fuga, a un pensiero emergente sempre a partire da pratiche che attraversano i corpi e le menti al di lร  dei confini e delle categorie date.

Dettagli

1 febbraio Torino

Due eventi : Bayo inaugura  il BHM di Torino alle 16.30 al Museo Reale in piazzetta Relae 1, con una conversazione che intreccia la riflessione su quali ereditร  e quali appartenenze  lasceremo  a figli e nipoti con il tema della nerezza come risorsa transrazziale, riccheza eccedente le architetture della modernitร  coloniale.

Alle 20.30 alla libreria Trebisonda  via Santโ€™Anselmo 32 rprenderemo la conversazione con la presetazionedi โ€œQueste terre selvagge oltre lo steccatoโ€  coadiuvati dalle lettura di Vesna Scepanovic

Non sono necessarie prenotazioni

2 febbraio Milano

Ore 14 Universitร   Bicocca edificio U6  IV piano  stanza 4152

Per le Bell Hooks lectures del Dipartimento per le scienze umane della formazione conversaziione aperta, non รจ necessario iscriversi

Pensieri diasporici

La storia della schiavitรบ รจ ricca di lezioni di resistenza, creolizzazione e fuga dallโ€™ingiustizia – dai quilombo brasiliani allโ€™undeground railroad 

La โ€œnerezzaโ€ (blackness) prima ancora che un paradigma identitario รจ sempre stata un eccesso relazionale  che la neuro-tipicitร  coloniale non รจ mai riuscita a domare. Ma che fare quando non cโ€™รจ via di fuga, quando  le geopolitiche e la violenza di stati e imperi normalizano la distruzione e si rifiutano di disarmare il lutto? Come aggiornare le lezioni della โ€œnerezzaโ€ immaginando unโ€™ecologia di pratiche senza cedere a facili politiche identitarie nรฉ accettare lโ€˜anestesia delle coscienze?

Come prendere posizione trovando linee di fuga da unโ€™architettura sociale in cui le crepe diventano sempre piรน evidenti?

<https://www.facebook.com/events/941883860637038/>

Possibile accedere on line al link https://unimib.webex.com/wbxmjs/joinservice/sites/unimib/meeting/download/606958E16DDCD506E0531AA2FD0AFEBA

3 febbraio Roma Roma dalle 10 alle 18 via Cesare Balbo 4 a

ยซIl feticcio supremo della modernitร  รจ forse la nozione di individuo. Avulso da relazioni ecologiche, pixelato all’interno di uno spaziosensoriale e cognitivo funzionale ai ritmi imposti da una forma di economia divorante e cieca. Ma il feticcio non funziona piรน e lesoluzioni proposte continuano a far parte del problema. La salute non puรฒ fondarsi sul diniego dellโ€™intreccio ferito con un pianetavivente, nรฉ lโ€™idea di cura ridursi alla ricerca di rimedi palliativi per la crisi di una modernitร  che nessuna โ€œsoluzione finaleโ€ puรฒโ€œguarireโ€ con una delirante formattazione di ciรฒ che devโ€™essere normalizzato.ยป

รˆ invece nelle crepe della crisi che qualcosa di diverso puรฒ emergere.

Aggiungendo il prefisso ab (che indica il muoversi โ€œdaโ€) Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ  propone un pensiero โ€œin fugaโ€ dallapsicologia adattiva verso ecologie della salute e della cura in continua tensione verso un โ€œaltrimentiโ€ fertile e animato.

La sessione mattutina proporrร  un workshop  esperienziale,  quella pomeridiana elementi di riflessione e confronto.

Eโ€™ necessario iscriversi scrivendo  a  info@etnopsi.it (Tel.) +39 3317149736 

Il seminario ha un costo di 80โ‚ฌ (50โ‚ฌ per ex alliev* e partecipanti al gruppo   โ€œClinica della    crisiโ€).

Alcune borse di studio sono disponibili per facilitare lโ€™accesso a persone fortemente motivate ma impossibilitatea seguire la giornata seminariale per difficoltร  economiche.

I

Infine 4 febbraio Milano, Terzo Paesaggio, Padiglione Chiaravale, via San Bernardo 17

dalle 11 alle 17โ€‚


ย 

Per un’ecologia delle pratiche

(piccolo festival para-pedagogico) 

Una intera giornata di piccole sperimentazioni e conversazioni per imparare e disimparare insieme. Terzo Paesaggio e Clinica della Crisi sono felici di ospitare nuovamente Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ a Chiaravalle.

E’ necessario iscriversiโ€‚a questo link:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-per-unecologia-delle-pratiche-bayo-akomolafe-795361647097?fbclid=IwAR1N-NYQ2ABIRSaU_2P9zRFG6vTH7iZcSGhMaNiC2udiPNrSfAer8_6qDsA

A seguire alle 18 incontro ristretto per Clinica della Crisi, Vunja! e per chi ha seguito Bayo nelle varie tappe di questo e del suo tour precedente. Chi รจ interessato  a quest’ultimo evento mi scriva a fabrice.olivier.dubosc@gmail.com

Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ  intreccia il pensiero critico contemporaneo con le intuizioni della tradizione Yoruba. Pur avendoprivilegiato la libertร  del pensiero nomade alla carriera universitaria รจ in dialogo continuo con gli ambiti di ricerca piรน creativi in molteplici contesti. Ha fondato The Emergence Network. Nel 2022, รจ stato  nominatoprimo Global Senior Fellow (o โ€œprovocatore residenteโ€) dell’Othering and Belonging Institutedell’Universitร  di Berkeley (California).  In italiano รจ uscito il suo โ€œQueste terre selvagge oltre lo steccato -lettere a mia figlia per far casa sul pianeta โ€  (Exรฒrma 2023).

Se appena riuscite, non perdetevi Bayo che รจ uno dei trickster piรน gentilmente animati e capace di spiazzare intrecciando visioni che abbia mai conosciuto.