Oggi 25 settembre esce in libreria per Meltemi la mia traduzione di “L’essere della relazioneโ di Erin Manning “cogliere il bordo di mondi in composizione vivere con ‘sensi che si innamorano e sanno perdere conoscenza, abbandonandosi in un abbraccioโ, significa percepire una zona intermedia di mondi in formazione, dove il potenziale รจ vorticoso, le strade divergono, e i girl piรน lunghi sono ancora inesploratiโฆโ
Nelle montagne delle Cรฉvennes, negli anni Sessanta, lโeducatore Fernand Deligny costruisce con un gruppo di ragazzi autistici una comunitร fuori dallโordinario. Non un programma terapeutico, ma una forma di vita condivisa: si fa il pane, si girano film, ci si occupa delle capre, si tracciano mappe dei percorsi. Da questa esperienza prende avvio โLโessere della relazioneโ di Erin Manning. Le linee erranti tracciate da Deligny diventano il punto di partenza per interrogare i modi in cui costruiamo norme, identitร e forme di appartenenza, e per cercare pratiche capaci di stare con la differenza senza correggerla o assimilarla. Attraversando neurodiversitร , nerezza e pensiero della relazione, Manning mette in discussione razzismo sistemico e normopatia e immagina una socialitร โminoreโ: altri modi di crescere, imparare e stare insieme, sottratti alla pretesa di ricondurre ogni esperienza a una forma giร data.
Nel seguente link trovate la mia introduzione pubblicata da Matrika.
Ho bisogno di un giorno luminoso, non di un momento di trionfo folle e fascista.
Mahmud Darwish
Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo ยซproprio come รจ stato davveroยป Vuole dire impossessarsi di un ricordo cosi come balena nel momento del pericolo.
Walter Benjamin
da una installazione di Dominique Dubosc
Questa riflessione deve molto al Black Study agli studi della tradizione radicale afro-americana e al modo in cui mettono in discussione – con Du Bois (“la razza รจ un problema di pensiero”) – qualsiasi presunzione di defnire la razza ointologicamente come qualcosa che รจ.ย La razza non รจ. Il pensiero della nerezza si chiede come ripensare ciรฒ che non รจ eppure ha costretto la storia nella s/tortura? e come ripensare la resistenza dell’oggetto, la resistenza di ciรฒ che sarebbe stato ridotto a “cosa” ma รจ rimasto relazione. Anzi, quali forme generative di resistenza immagitiva e relazionale ne sono derivate?
Il filo conduttore che desidero sviluppare in qusta serie di articoli รจ di provare a tracciare un tema corale: che la Palestina รจ un problema per il pensiero, nella misura in cui cerchiamo di catturare e governare la memoria come unaย misuraย gerarchica prescritta dal diritto, piuttosto che permettere alla memoria di illuminare un orizzonte di vita.
Perchรฉ la memoria stessa รจ un problema per il pensiero!
La “tradizione degli oppressi” secondo Walter Benjamin รจ una modalitร non lineare con cui la memoria agisce. Il contrario di un’idea della storia come qualcosa che si colloca entro un flusso temporale vuoto e omogeneo. Mentre la tradizione รจ generalmente intesa come una sorta di continuitร trasmessa di generazione in generazione, per Benjamin la narrazione dell’oppressore รจ la narrazione del vincitore mentre la tradizione dell’oppresso offre un “taglio,” una cesura in quella continuitร [1]ย .ย ย “In ogni epoca si deve tentare nuovamente di strappare la tradizione da un conformismo che sta per sopraffarla”. (Benjamin,ย Sul concetto di storia,ย tesi VI, 1940/1968)ย Gli oppressi vedono la ripetizione per quello che รจ: un vuoto dispositivo retorico per dare legittimitร all’abuso trasformato in unย ordinario,ย lineare, sottovalutato e sempre agito “stato di eccezione” che permette l’oppressione, il colonialismo, lo sgombero, l’occupazione del territorio. [Ausnahmezustand, puรฒ essere tradotto come stato di emergenza o ‘stato di eccezione’].
” La tradizione degli oppressi ci insegna che lo ยซstato d’ecceeziioneยป in cui viviamo รจ la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo. Allora ci starร da-vanti, come nostro compito, di suscitare il vero stato d’eccezione, migliorando cosi la nostra posizione nella lotta contro il fascismo (Tesi VIII di Benjamin, ibid).
Per Benjamin la memoria degli oppressi รจ una pluralitร fuggitiva, una processione in fuga radicale dalle narrazioni lineari dell’oppressore. L’improvvisa ‘madeleine’ della memoria vissuta/vivente รจ la linea di fuga che permette di recuperare il di-piรน emergente della resistenza che รจ stato messo in secondo piano dal lineare resoconto storico riscritto dagli oppressori. La discontinuitร della tradizione degli oppressi risiede nel deposito di tutti i tentativi volti a interrompere la presunta continuitร dell’oppressione e alla cattura delle sue narrazioni.
Una delle dichiarazioni piรน famose di Darwish รจ che la condizione dei Palestinesi deriva dallโessere stati fatti imprigionati dal sogno di Israele. Ma i Palestinesi non se ne vanno, il loro rapporto con la terra, il sentimento del Paese non di articola a partire da da un’idea giร data di Stato territoriale. E la loro resitenza per Israle รจ stata paradossalmente un male necessario perchรฉ permette di riaccendere – nel diniego della loro esistenza o umanitร – il sogno di risarcimento sionista di una Grande Israele nella rivendicazione territoriale contro tutto e tutti, incorporata nella cornice di una irriducibile narrazione del trauma. Ma la situazione palestinese ha un’altra specificitร “non รจ assimilabile nel contesto dellโ’attuale ordine mondiale” (Khatib 2024). Seguendo la critica innovativa di Robert Meister sul discorso dei diritti umani dopo il 1989, in After Evil: A Politics of Human Rights (2011), Khatib scrive:
Mentre il discorso sui diritti umani (HRD) consiste nel dichiarare una nuova era ‘post-ideologica’ che ripudiala violenza passata… a partire daย ย una necessariaย ย di violenza eccezionale quellaย ย delย ย soccorso e del risarcimento.ย ย Lโ Olocausto รจ il crimine che fonda questa nuova era. Il progetto e la missione [umanitaria] volta a prevenire il ritorno di quella prima violenza eccezionale [la Shoah] imponeย ย la concessione dell’impunitร e dell’immunitร costitutiva dal diritto internazionale allo Stato di Israele, che si dichiara Stato vittima in quanto Stato dei sopravvissuti. Ciรฒ spiegherebbe la palese discrepanza tra le violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele nei confronti dei Palestinesi e delle popolazioni vicine e l’auto-rappresentazione di Israele come uno ‘Stato-vittima’ in pericolo perenne. Meister sostiene che nei dibattiti post-olocausto sui diritti umani, la violenza che Israele usa per difendersi รจ diventata un laboratorio per la violenza che la ‘comunitร mondiale’ (e in particolare gli Stati Uniti) dovrebbe mettere in atto per garantire [umanitariamente] Israele se non potesse difendersi. La sicurezza post-olocausto di Israele rappresenta quindi l’eccezioneย costitutiva su cui si basa l’umanitarismo del XXI secolo. (2024)ย
Quindi, come Darwish aveva previsto, il risultato mostruoso dell’invenzione sionista di uno Stato nazionale post-Shoah รจ stato quello di creare “una lotta tra due memorie”. Le due memorie sono intese come la Shoah e la Nakba (il trasferimento violento di 700.000 Palestinesi dai territori occupati da Israele nella violenta lotta colonialista nella fondazione di Israele). Ma credo che Darwish non parli solo di due memorie distinte, ma di due modi completamente diversi di pensare e sentire ciรฒ che intendiamo per memoria.
Diventare “mostri di belle speranze” significa riconoscere la negazione implicita in un certo tipo di memoria prescritta da una narrazione normativa e assoluta senza crepe[2] . La memoria del medesimo, ddi un indiscutibile โgiร dettoโ sostituisce un altro tipo di memoria – dove l’orizzonte si allarga e si apre al processo.
Questo tipo di memoria รจ piรน vicina a “un testamento senza ereditร ” (Char) o alla “memoria dell’oblio” (Nietzsche) in grado di allontanarsi dalla prigione del risentimento. E dove l’ereditร puรฒ essere immaginata nuovamente attraverso la memoria poetica emergente โ lโodore delle pietre – di un โdi-piรนโ inscritto in ‘una’ vita, ‘un’ luogo, ‘un’ popolo.
A Gerusalemme, e intendo all’interno delle antiche mura, cammino da un’epoca all’altra senza che la memoria mi guidi.
[1]ย Nelle note al Concetto di storia (1940) Benjamin scrive: “Il continuum della storia รจ quello degli oppressori. Mentre l’idea del continuum livella tutto al suolo, il concetto di discontinuum รจ il fondamento della vera tradizioneย ย (…)ย la storia degli oppressi รจ un discontinuum (…) Il compito della storia รจ quello di impadronirsi della tradizione degli oppressi”. cfr. S. Khatib (2015). โWalter Benjamin and the โTradition of the Oppressedโโย inย Anthropological Materialism. Verificatoย ย 31 agosto, 2025 da https://doi.org/10.58079/b839
[2] All’inizio degli anni ’80 Gordon Lawrence portรฒ un’intuizione notevole nel lavoro di gruppo con la Social Dreaming Matrix una tecnica per esplorare la matrice onirica come parte di una matrice sociale di intrecci narrativi sistemici che vengono dinamizzate nella percezione stessa di una matrice pre-concettuale transindividuale. In una prima esperienza sul campo, Lawrence fu chiamato da un gruppo di psicoterapeuti israeliani che si erano riuniti per capire quali dimensioni dovevano essere affrontate con urgenza nel loro lavoro sul trauma. Inizialmente, i sogni riguardavano la Shoah e la disumanizzazione perpetrata dal nazismo (un sogno di topi ha portato a queste amplificazioni, poichรฉ uno degli epiteti nazisti era proprio โtopiโ La radicale precarietร esistenziale veniva cosรฌ evocata e rivisitata collettivamente. Ma dopo questa fase iniziale, sono potuti emergere sogni inaspettati che caratterizzavano Israele come un blocco di marmo senza crepe. E in un altro sogno, le stesse navi che avevano portato migliaia di rifugiati ebrei in Palestina dopo la Seconda Guerra Mondiale stavano arrivando di nuovo, ma inaspettatamente cariche di palestinesi!
[3] Mahmoud Darwish “A Gerusalemme” in Il fardello della farfalla” – Traduzione di Fady Joudah) Bloodaxe Books Northumberland, Inghilterra, 2007
Una pratica alla periferia dei sensi – Sabato 14 dicembre 2024ย ย dalle 15.30 alle 18.30 presso Terzo Paesaggio – Padiglione Chiaravalle via San Bernardo Chiaravalle (Milano)
“Non preoccupatevi della materialitร iniziale di una pratica o della forma che sembra assumere. Lasciatevi guidare dalla forza del suo potenziale: puรฒ essere un testo, una poesia, un concetto filosofico, un tessuto, un odore, un movimento, una manciata di terra.” Erin Manning
Pratica 1 sulla visione periferica: Erin Manning โ Una tessitura di movimenti (20 minuti circa)
per sperimentare insieme con ciรฒ che si trova alla periferia dei sensi, con ciรฒ che esclude logiche frontali: una percezione per traverso. (con ampia discussione).
“Muovetevi nella singolaritร della direzione che prende, non alimentatela eccessivamente, non deve essere tutto, ma sentitela fisicamente. “
Pratica 2: Unโestetica del tracciare: Ro Heinrich โ ricerca artistica sul fermento percettivo per voce e immagini, in conversazione con Erin Manning per ripensare l’essere della relazione (seguito da discussione).
3. Ri-orientamento: Erin Manning: Leggere e discutere insieme tre brevi testi su tre concetti chiave relativi alle pratiche sperimentate: distantismo,percezione autistica, bianchezza.
“Esistono forse diverse modalitร percettive per entrare nello spazio della convivialitร ?Perchรฉ dare per scontato che lโambiente normativo in cui viviamo miseramente โ e in cui la bianchezza, lโabilismo, la neurotipicitร e le tutte le forme di colonialismo che proliferano per mano del capitalismo razziale โ sia proprio il luogo dove ci dovremmo incontrare? E possiamo dire con certezza che questo sia il luogo in cui la vita muore?โ (E.M.)
Erin Manning รจ direttrice ella scuola di dottorato in arte e filosofia relazionale presso la facoltร di belle arti della Concordia University. ร tessitrice, ballerina e coreografa. Dirige SenseLab – un laboratorio che esplora le intersezioni tra pratica artistica e filosofia attraverso la sensorialitร in movimento. in un contesto che afferma il valore della neurodiversitร e dei modi non normativi di pensare, essere e percepire.
Tra i suoi libri recenti : Always more than One, The Minor Gesture, For a Pragmatics of theUuseless e The being of relation (quest ultimo presto in italiano)
Ro Heinrich รจ una ricercatrice artistica che lavora con le grammatiche della separabilitร e della relazionalitร attraverso lingue parlate e non.La sua pratica multidisciplinare registra e intreccia conversazioni e collaborazioni, nella produzione di filmati e libri. Co-organizzatrice della piattaforma Towards post-extractive cultures alumna di THIRD, DAS Graduate School Amsterdam e attiva in diversi gruppi di studio che si occupano di pratiche relazionali..
Non preoccupatevi della materialitร iniziale di una pratica o della forma che sembra assumere. Lasciatevi guidare dalla forza del suo potenziale: puรฒ essere un testo, una poesia, un concetto filosofico, un tessuto, un odore, un movimento, una manciata di terra.
Muovetevi nella singolaritร della direzione che prende, non alimentatela eccessivamente, non deve essere tutto, ma sentitela fisicamente, lasciatevi guidare dalla curiositร .
Praticare รจ impegnarsi con un insieme di condizioni.
Praticare รจ esplorare come si producono tendenze.
Praticare รจ seguire queste tendenze in un processo.
Praticare รจ sviluppare una sintonia con il differenziale nella ripetizione.
2. Andate dove vi porta la pratica
Una pratica non significa altro se non impegnarsi con qualcosa nel suo dispiegarsi. Ritornarci sopra. Non preoccuparsi troppo di quanto spazio ciรฒ prenda. Diffidare delle tendenze a generalizzare. Se si tratta di un concetto, meglio giocarci.
Fatelo cozzare con altri concetti per vedere che forma possa prendere. Se รจ un movimento, entrateci qualsiasi apertura. Seguite il suo brio.
Una pratica insegna sempre. Insegna come entrare. Evidenzia limiti. Propizia una soglia. Restate curiosi di ciรฒ che si puรฒ imparare. Da questo lasciatevi prendere e guidare.
3. Non cercare cornici giร date
Cercate di non valutare la pratica a partire da criteri di giudizio esterni. La pratica produce la propria valutazione. Produrre una valutazione permette di evitare la paranoia di ciรฒ che dovrebbe contare, di ciรฒ che devโessere misurato. Cercate di resistere all’impulso di includere, di aggiungere, solo per il gusto di aver soddisfatto dei criteri. Cercate di resistere all’impulso di apparire intelligenti o come un artista.
Se l’artisticitร guida, se ciรฒ che muove la pratica รจ la sua resa estetica, sarete mossi dalla pratica e dalle sue modalitร di valutazione. Permetteteci di considerare ciรฒ che genera valore anche se ciรฒ non รจ conforme agli schemi dominanti. Ci si puรฒ incuriosire di come queste differenze traccino deviazioni rispetto agli schemi dominanti ma senza perderci troppo tempo.
4. Evitate i canoni di genere
Organizzarsi a partire da canoni giร dati รจ una tentazione. Di farne un metodo, di chiamarlo โricerca basata sulla praticaโ o โricerca artisticaโ o โricerca-creazioneโ, per segregarla da tutto ciรฒ che la ricerca non doveva essere. Non cascateci.
Il lavoro che fa il suo lavoro, faire ลuvre, resiste alle categorie prestabilite. Come pensare che la ricerca possa evitare la pratica? Come potrebbe il pensiero non essere una pratica?
Il problema รจ proprio questo: il pensiero รจ stato dissociato dalla pratica, e lโarte รจ stata dissociata dal pensiero.
Invece di iniziare con categorie, invece di giustificare con il metodo, affidatevi alla pratica per muovere il pensiero. Permettete ai pensieri di mettervi in movimento. Riconoscete che non siete mai stati separati dal pensare e che le pratiche vi hanno sempre fatto pensare. Incuriositevi per ciรฒ che emerge come pensiero quando non รจ separato dalla pratica. Trovate, nella pratica, la vulnerabilitร di ciรฒ che si dice e scrivete o parlate o fate movimento a partire da da lรฌ. Includete ciรฒ che รจ ineffabile. Rendete palpabile nellโatto qualcosa di impercettibile[1] che scomoda la ripetizione.
5. Chiamatela ricerca
La ricerca รจ il raccolto della pratica. Questo raccolto รจ un’estetica. Porta in dono la sensibilitร generata da un processo. Sintonizzatevi su come articolarla al meglio affinchรฉ abbia spazio. Siate sensibili ai suoi permeabili confini Trovate linguaggi che la prolunghino.
La cattura avviene in molti modi. Catturiamo i processi ogni volta che iniziamo con la critica. Criticare รจ starsene fuori delimitando il potenziale dall’esterno. Niente รจ piรน facile della critica. Ma qualcosa accade davvero solo quando ci si mette in gioco Mettete le mani in pasta, curate la qualitร dellโinclusione, in un approssimarsi di prossimitร .
La prossimitร come approssimazione รจ qualcosa che resiste alle dinamiche di causa-effetto e a ciรฒ che separa il dentro dal fuori. Costruisce ponti, produce adiacenze. Differenze senza-separabilitร .
La critica immanente abita qui. La critica immanente โ saggiare cioรจ un processo allโinterno delle sue problematiche emergenti โ amplia le nostre capacitร . Ma come puรฒ una pratica attivare il pensiero? Se una pratica non tocca i limiti del pensiero, se il pensiero non produce condizioni per processi emergenti, Tagliate la pratica. Allineatevi muovendo con la crepa. Entrateci.
La frattura รจ anatema per la critica. Laddove la critica trova difetti da un punto di vista esterno, precostituito, la frattura รจ una tendenza propulsiva che nasce da dentro e che modifica la geologia di un contesto. Nella faglia che si crea la crepa non solo riconfigura ma produce nuove forzeโฆ
Tagliare significa fare i conti con la condensazione di una tendenza muovendola in unโaltra direzione
La ricerca accade in questo spostamento. La ricerca accade quando si cambia direzione. ร lโescavazione geologica degli strati che la faglia rivela. quali nuovi orientamenti sono emersi? quali nuovi problemi si sono evidenzati?
6. Non fatela diventare cosa vostra
Si รจ tentati di chiamarla la “mia” ricerca. Ma la pratica ci porta con sรฉ: non รจ cosa nostra. Seguire la pratica dove essa conduce non significa solamente imparare dalla pratica come meglio sintonizzarsi con il valore immanente dei processi emergenti, ma significa anche favorire modalitร di incontro con quei pensieri che rifiutano e confutano la bianchezza e la sua neurotipicitร , il suo potere di cattura.
La neurotipicitร รจ l’operazione sistemica che centralizza la bianchezza come faro della formazione e del conoscere. La neurotipicitร รจ il metodo dominante in qualsiasi ambiente istituzionalizzato. La neurotipicitร non รจ solo il tutore dellโordine della conoscenza, ma รจ anche la forma che la conoscenza assume.
Ogni separazione forzata tra pratica e pensiero รจ neurotipica. La bianchezza nasce qui, nella difesa di ciรฒ che รจ in gioco in ciรฒ che conta e in chi รจ che conta. Ogni volta che dite di sapere di piรน, ogni volta che imponete un territorio al pensiero, ogni volta che lo fate diventare cosa vostra performate il colonialismo. Questa รจ bianchezza, neurotipicitร
7 Restate nel movimento del pensiero
C’รจ un rischio. ร del tutto possibile che la pratica non generi scrittura. Nel mondo accademico, si continua a tracciare una linea di demarcazione tra ciรฒ che vale come conoscenza e ciรฒ che non vale.
Non cรจ una soluzione bellโe pronta a questo problema.ย La ricerca che poggia sulla pratica purtroppo non รจ ancoira andata al di lร del linguaggio, al di lร delle parole. Un modo per promuovere contiguitร รจ di resistere ai modi con cui la lingua tende a formattare le parole (d)enunciando[2]. Rendete il linguaggio propositivo.
Lasciate che il linguaggio si apra ai ritmi di ciรฒ che non puรฒ dire. Non preoccupatevi troppo del canoni tipici. Tutto ciรฒ non impone poesia cosรฌ come non si oppone alla scrittura accademica. Sta piuttosto con il continuo praticare le deviazioni che la lingua rende possibili. Alcuni di questi sentieri poco battuti epotrebbero necessitare di un’architettura della citazione โฆ E qanche questa puรฒ diventare una forma breve di pratica โ un modo per incontrare socialitร minori in co-composizione!
8. Curate il testo!
La pratica รจ impegno nella curatela. Praticare significa entrare in sintonia con la differenza quotidiana di ciรฒ che la pratica produce. Lasciate che il linguaggio offra tendenze orientative. Inventate parole! Non abbiate paura dei concetti! Scavate dal concetto per vedere dove puรฒ arrivare. Non dilungatevi in confutazioni, rischiate di rimanere bloccati. Quando il lavoro inizia a funzionare, considerate con attenzione il modo con cui si รจ sviluppato. Costruite una sintonia con ciรฒ che non c’รจ, con ciรฒ che oscura la singolaritร di un orientamento. Interessatevi a ciรฒ che si sta sottraendo. Pensate alla โpraticaโ in ogni fase del processo. Consentite che le cose si disperdano. Siate consapevoli di ciรฒ che โvoiโ state aggiungendo e chiedetevi se state aggiungendo voi stessi. ร forze una polizza di assicurativa per stare in sicurezza? Cercate di capire se riuscite a lasciar perdere. Permettete che il lavoro faccia il suo lavoro.
9 Faire ลuvre
Quando un lavoro fa per bene il suo lavoro, diventa una pratica. Questo vale tanto per unโopera dโarte quanto per un libro o una storia o un documento accademico. Preoccuparsi troppo dei canoni significa cercare di controllare il processo a partire da valutazioni esterne. Lasciate che sia lโopera stessa a guidare.
Come qualsiasi architettura, un’opera genera un contesto, una cornice e ne viene anche generata. Confidate che l’opera trovi dei modi per impegnarsi con le ecologie che essa genera e attiva. Questo potrebbe comportare la necessitร di entrare in un’arena concettuale adiacente a ciรฒ che il lavoro dellโoperaย ย ย sta facendo emergere. Potrebbe significare che una nota a piรจ di pagina ci porta in un percorso parallelo. Cercate nel contemplare le architetture e la cornice che man mano si genera di non imporre una forma paranoica all’opera.
Non รจ necessario scrivere una dichiarazione artistica che segna il terriorio in modo difensivo. Astenetevi dal produrre una recinzione per voi stessi e per il vostro lavoro.
Faire ลuvre non significa โfareโ unโopera, ma essere fatti dal lavoro dellโopera. Fare ricerca basata sulla pratica [practice-based research] significa questo. Qualsiasi altra forma di ricerca non รจ viva nel pensare, non รจ ricca di tendenze e potenziali.
Basarsi sulla pratica significa semplicemente riconoscere come si muova il pensiero nella materialitร del suo agire. Pensare, essere nel movimento del pensiero, significa affinare la pratica e lasciare che ci guidi.
[1] Erin adopera la parola infrathin coniata da Marcel Duchamps per esprimere il ruolo dellโ โimpercettibileโ nelle dinamiche imprevedibili di un processo. Cfr. For a Pragmnatics of the Useless [NdT]
[2]ย ย Efficace gioco di parole che riprende il tema dellโenunciazione come qualcosa che tende a definire e sfuggire alla pratica. Lโho evidenziato mettendo la d tra parentesi [NdT]
sarร un festival para-pedagogico, una libagione nelle crepe, una pragmatica dellโinutile, una opportunitร per pensare insieme politiche dellโaltrimenti anche lร dove ogni linea di fuga sembrerebbe preclusaโฆ
Un festival itinerante con 4 tappe – 1 febbraio: Black History Month a Torino, 2 febbraio: Uni Bicocca a Milano, 3 febbraio: Scuola Etno-sistemico-narrativa a Roma, 4 febbraio: Terzo Paesaggio a Milano
Ogni incontro una variazione sul tema per declinare un’ecologia delle pratiche e per ricordare cosa possa significare “casa” fuori dall’illibertร sovrana mentre piangiamo e ridiamo con i nostri parenti umani e non umani in questa terra desolata.
La preposizione greca ฯฮฑฯฮฌ ha molti significati: simile, oltre, al di lร , contro. Come prefisso para- รจ spesso usato come contrappunto al significato consolidato di una parola, di una pratica, di una disciplina. Come in paramedico (qualcosa che si aggiunge ma non sostituisce la medicina) paranormale (decisamente al di lร del normale) paradossale (contrario all’opinione comune). Il para-pedagogico si riferisce ai contesti, ai paesaggi percettivi, alle dimensioni relazionali che aprono a un pensiero nel-mentre, a un pensiero in fuga, a un pensiero emergente sempre a partire da pratiche che attraversano i corpi e le menti al di lร dei confini e delle categorie date.
Dettagli
1 febbraio Torino
Due eventi : Bayo inaugura il BHM di Torino alle 16.30 al Museo Reale in piazzetta Relae 1, con una conversazione che intreccia la riflessione su quali ereditร e quali appartenenze lasceremo a figli e nipoti con il tema della nerezza come risorsa transrazziale, riccheza eccedente le architetture della modernitร coloniale.
Alle 20.30 alla libreria Trebisonda via SantโAnselmo 32 rprenderemo la conversazione con la presetazionedi โQueste terre selvagge oltre lo steccatoโ coadiuvati dalle lettura di Vesna Scepanovic
Non sono necessarie prenotazioni
2 febbraio Milano
Ore 14 Universitร Bicocca edificio U6 IV piano stanza 4152
Per le Bell Hooks lectures del Dipartimento per le scienze umane della formazione conversaziione aperta, non รจ necessario iscriversi
Pensieri diasporici
La storia della schiavitรบ รจ ricca di lezioni di resistenza, creolizzazione e fuga dallโingiustizia – dai quilombo brasiliani allโundeground railroad
La โnerezzaโ (blackness) prima ancora che un paradigma identitario รจ sempre stata un eccesso relazionale che la neuro-tipicitร coloniale non รจ mai riuscita a domare. Ma che fare quando non cโรจ via di fuga, quando le geopolitiche e la violenza di stati e imperi normalizano la distruzione e si rifiutano di disarmare il lutto? Come aggiornare le lezioni della โnerezzaโ immaginando unโecologia di pratiche senza cedere a facili politiche identitarie nรฉ accettare lโanestesia delle coscienze?
Come prendere posizione trovando linee di fuga da unโarchitettura sociale in cui le crepe diventano sempre piรน evidenti?
3 febbraio Roma Roma dalle 10 alle 18 via Cesare Balbo 4 a
ยซIl feticcio supremo della modernitร รจ forse la nozione di individuo. Avulso da relazioni ecologiche, pixelato all’interno di uno spaziosensoriale e cognitivo funzionale ai ritmi imposti da una forma di economia divorante e cieca. Ma il feticcio non funziona piรน e lesoluzioni proposte continuano a far parte del problema. La salute non puรฒ fondarsi sul diniego dellโintreccio ferito con un pianetavivente, nรฉ lโidea di cura ridursi alla ricerca di rimedi palliativi per la crisi di una modernitร che nessuna โsoluzione finaleโ puรฒโguarireโ con una delirante formattazione di ciรฒ che devโessere normalizzato.ยป
ร invece nelle crepe della crisi che qualcosa di diverso puรฒ emergere.
Aggiungendo il prefisso ab (che indica il muoversi โdaโ) Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ propone un pensiero โin fugaโ dallapsicologia adattiva verso ecologie della salute e della cura in continua tensione verso un โaltrimentiโ fertile e animato.
La sessione mattutina proporrร un workshop esperienziale, quella pomeridiana elementi di riflessione e confronto.
Eโ necessario iscriversi scrivendo a info@etnopsi.it (Tel.) +39 3317149736
Il seminario ha un costo di 80โฌ (50โฌ per ex alliev* e partecipanti al gruppo โClinica della crisiโ).
Alcune borse di studio sono disponibili per facilitare lโaccesso a persone fortemente motivate ma impossibilitatea seguire la giornata seminariale per difficoltร economiche.
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Infine 4 febbraio Milano, Terzo Paesaggio, Padiglione Chiaravale, via San Bernardo 17
dalle 11 alle 17โ
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Per un’ecologia delle pratiche
(piccolo festival para-pedagogico)
Una intera giornata di piccole sperimentazioni e conversazioni per imparare e disimparare insieme. Terzo Paesaggio e Clinica della Crisi sono felici di ospitare nuovamente Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ a Chiaravalle.
A seguire alle 18 incontro ristretto per Clinica della Crisi, Vunja! e per chi ha seguito Bayo nelle varie tappe di questo e del suo tour precedente. Chi รจ interessato a quest’ultimo evento mi scriva a fabrice.olivier.dubosc@gmail.com
Bรกyรฒ Akรณmolรกfรฉ intreccia il pensiero critico contemporaneo con le intuizioni della tradizione Yoruba. Pur avendoprivilegiato la libertร del pensiero nomade alla carriera universitaria รจ in dialogo continuo con gli ambiti di ricerca piรน creativi in molteplici contesti. Ha fondato The Emergence Network. Nel 2022, รจ stato nominatoprimo Global Senior Fellow (o โprovocatore residenteโ) dell’Othering and Belonging Institutedell’Universitร di Berkeley (California). In italiano รจ uscito il suo โQueste terre selvagge oltre lo steccato -lettere a mia figlia per far casa sul pianeta โ (Exรฒrma 2023).
Se appena riuscite, non perdetevi Bayo che รจ uno dei trickster piรน gentilmente animati e capace di spiazzare intrecciando visioni che abbia mai conosciuto.