Icaro terrestre (un frammento)

 In molte formulazioni trascendenti esiste il pericolo di idealizzare la fuga, nutrendo l’ideale di una redenzione futura, di una purezza a venire nelle molte dimore della casa paterna. I venti del paradiso e le loro promesse di una appartenenza disincarnata nell’ “eterno riposo” trascinano la Storia in una accelerazione apocalittica senza battute di arresto. 

Trovo che l’animismo benjaminiano di Bayo Akomolafe – quell’invito cioè a rallentare che il mondo e l’agentività non solo umana impongono – aiuti a discernere i pericoli di voli ascensionali, non come distanza generativa ma come speranza trascendente di una conferma del nostro eccezionalismo. Queste affascinanti promesse di “riparazione, speranza e giustizia a venire” possono nutrire un comprensibile bisogno di evasione  ma anche una inflazione spirituale normativa che evita di stare nell’intreccio con di Terra E Mondo.    Un passaggio di These Wilds Beyond Our Fences mi aveva particolarmente colpito:

L’ Icaro nell’antichità che tenta di fuggire dal suo imprigionamento materiale a Creta (…) È un enigma psichico che trasuda, trabocca e invade la dimensione sociopolitica E ci parla di una storia di dislocazione e separazione [specialmente se consideriamo la modernità comeil diniego antropocentrico di un più umile posto nel mondo e come ricerca trascendenteSentirsi nel giusto è un ennesimo volo di Icaro che tenta di sfuggire l’intrattabile eccesso sensuale ed etico del mondo materiale.

La dis-locazione che la modernità genera in continuazione è paradossale: nell’immaginare e conquistare un posto centrale nel rapporto con tutte le cose, nella ricerca di una casa e di un luogo sicuro, nell’aspirazione alla governance delle cose tutte, il controllo e il dominio ci allontanano da tutto ciò che è vivente e da noi stessi. L’altra faccia della medaglia lo potremmo chiamare “il complesso di Icaro,”  una sorta di onnipotenza adolescenziale che non sa gestire eredità complesse.

Il giovane Icaro si trova prigioniero a Creta insieme al padre Dedalo che era stato punito dal tiranno Minosse per aver propiziato la fuga di Teseo dal labirinto che lo stesso Dedalo aveva progettato. Qui l’eroe ateniese aveva ucciso un ibrido semiumano, il Minotauro figlio di un accoppiamento illecito della Regina con un toro. Al Minotauro  ogni anno venivano sacrificate le giovani fanciulle che gli ateniesi erano costretti a inviare a Creta. Quanti temi, già si intrecciano in questo mito e ancora ci sollecitano: la purezza, il desiderio e la sua demonizzazione, la creazione del mostruoso, la bestialità patriarcale, la rimozione e trasformazione della divinità preellenica per eccellenza la Signora degli animali  e anche la presunzione di poter sciogliere una volta per tutte queste eredità, “facendo fuori” il problema, tagliando la testa al Toro. I figli nella mitologia e nella tragedia greca non se la cavano tanto bene. Il povero Icaro eredita tutto questo. Ancora una volta è l’ingegnoso padre nella torre in cui sono confinati a scoprire un nido di api e con cera e piume costruisce le ali della fuga. Ma a Icaro a questo punto non basta volar via dalla prigione, l’ascesa dev’essere totale, la soluzione essere finale, l’aspirazione alla liberazione, l’ebbrezza celeste diventa seduzione luciferina e salendo verso il Sole, la cera si scioglie e Icaro precipita nel mare e muore. Quanto questi miti di una eventuale futura definitiva salvezza in un immaginario altrove complicano il nostro rapporto col divenire?

Il genio di Chagall rappresenta la cosa come una catastrofe collettiva, una dissociazione psico-sociale. (notevole del dipinto il contrasto tra le reazioni collettive del popolo in blu e del popolo in rosso). Anche l’insostenibile leggerezza dell’essere ha bisogno di “terra” per uscire dal ritmo maniaco-depressivo della modernità.

Dopo una serie di eventi personali che mi invitavano a prendere posizione, a sciogliere nodi, ad accettare il cambiamento ho fatto recentemente questo breve sogno. Non ho mai fatto sogni con riferimenti alla mitologia greca,  ma avevo  da poco letto di come il mito di Icaro possa essere associato alla nostra modernità ascensionale e vetero-adolescenziale in cerca di soluzioni definitive. 

Ma ecco il sogno:

E’ notte fonda. Vedo Icaro è un  guerriero dietro una barricata. Ha i piedi ben piantati a terra ed è vivo. Non capisco contro chi combatta e non sono del tutto certo che conduca la lotta nel modo giusto, ma vederlo così è qualcosa di sorprendente.

Mi chiedo se ciò non possa essere un indizio di ciò chi diventa santuario e rifugio per il fuggitivo in crepe terrene che sconfermano il trionfo della tracciabilità assoluta, che sfuggono ai paradigmi carcerari senza scegliere l’evasione spirituale o politica dal nostro abitare sempre nel mezzo del cammino. 

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