Per un archivio dei sogni

Condivido dopo questa premessa, parti di un ottimo articolo di Piero Pagnotta su Mondo Operaio n.3 del 2019 che riassume lo spirito con cui Charlotte Berardt raccolse “I sogni del Reich” negli anni Trenta. Il libro ha anche una brillante postfazione di Bruno Bettleheim lo psicoanalista viennese sopravvissuto a Dachau e Buchenwald. Bettleheim scriveva :

«L’ angoscia è il fondamento sul quale si costruiscono i sistemi autoritari (…) lo stato di polizia vince nella misura in cui riesce ad amplificare la debolezza interore e a sfiancare la capacità di resistenza. Alcuni si salveranno dalla distruione delle loro vite interiori perché sono stati in grado di resistere al Terzo Reich anche se solo in sogno. (…) Chi è capace già sul piano onirico i dire sì o no in modo chiaro potrebbe non essere colpito nella stessa misura, ma poiché la maggior parte delle persone non esprime un inequivocabile sì o jo il rischio di un altro Terzo o direi Qauro Reich che possa opprmere le nostre vite ineriori ed esteriori ci accompagna ancora»

Questa proposizione interroga sia la nozione di incoscio che quella di vita onirica.

Possiamo provare a ragionare su alcuni aspetti della funzione onirica:

  1. La dimensione metatemporale (Freud) propria del sistema inconscio (oceanico e sconosciuto per definizione!) in cui si condensano, accavallano e stratificano le vicende biografiche, le eredità familiari, culturali, sistemiche, le ferite non elaborate, le prospettive non coltivate, il rapporto con il potere e la dipendenza, i semi del futuro, dove il presente e il passato si congiungono in modo fulmineo per risvegliare il sognatore
  2. La funzione di compensazione che rivela ciò che abbiamo tralasciato o di cui avremmo bisogno (Jung) nella realizzazione allucinatoria dei desideri (Freud) ma anche nel tentativo di metabolizzare ciò che può essere digerito o di alludere a ciò che apprentemente non può esserlo (Bion)
  3. Da qui discende la funzione di cui parla Bettleheim (eanche Fornari) – quella di ricapitolazione delle scelte, delle alternative, dei labirinti e dei vicoli ciechi con cui il sognatore riesce o meno a fare i conti. L’inconscio ha una dimensione sociale e politica non offre semplici soluzioni ma interpella la coscienza nella sua possibilità di scelta, orientamento riflessione.

Allora in risonanza con il lavoro di Berardt sui sogni del Reich ci sarebbe da lavorare analogamente per raccogliere un archivio dei sogni in tempo di pandemia: di cosa parlano, a cosa alludono, a quali vincoli e a quale ricerca desiderante. Quali sbocchi alternativi propongono a quel  delirio che chiamiamo normalità?

Qualcun recentemente mi racconta di aver sognato una situazione labirinto ansiogena da cui desiderava uscire a tutti i costi con un accenno di panico – quando con molta fatica ci riusciva si rendeva conto che era stata una scorciatoia, una forzatura che nel labirinto non aveva affrontato l’enigma che si poneva e che invece solo affrontandolo ciò avrebbe consentito una uscita ‘giusta’….

Questa mi sembra una tipologia che ricorre in sogni di più persone

Naturalmente altri sogni parlano di un rapporto mutato e cruciale con la natura. Ma è prematuro tracciarne il disegno….

Invito dunque a segnare, raccogliere i sogni e magari troveremo il modo di condividerli, riusciremo a individuare delle forme, delle tipologie dei temi ricorrenti che per vie sotterranee e traverse ci riconnettono a un lavoro politico di soggettività condivisa!

Di seguito Piero Pagnotta

GLI INCUBI DEGLI ANNI TRENTA 

Più non dormirai, Macbeth assassina il sonno!

William Shakespeare 

Charlotte Beradt, Lausitz 1907 –  New York 1986, era una giornalista tedesca di religione ebraica; fu testimone della crisi della repubblica di Weimar, delle brutalità che accompagnarono la presa del  potere da parte dei nazisti, della repressione di ogni dissidenza, delle violenze ai danni degli ebrei.  Non meraviglia che in quel drammatico clima i suoi sonni fossero popolati da incubi; scoprì che anche altri ne erano vittime e decise, era il 1933, di redigere una raccolta di sogni di cittadini tedeschi, non solo ebrei, convinta che potessero rappresentare una testimonianza importante di quanto avveniva nel suo Paese. La Beradt era consapevole dei rischi che correva in quanto ebrea e con la sua indagine; si rivolse solo a persone fidate raccogliendo oltre trecento testimonianze, premurandosi di mascherare i termini dei suoi scritti: scriveva “famiglia”al posto di “ partito”o “zio Hans”

 invece di Hitler; spediva i suoi appunti a indirizzi sicuri all’estero. Infine, nel 1939, fuggì negli Stati Uniti interrompendo la sua indagine. Nel 1943 pubblicò un articolo, Dreams under dictatorship,

 in cui riassumeva gli intenti e i risultati della sua ricerca; nel dopoguerra ne parlò in una trasmissione radio tedesca e solo nel 1966 ne ffece una pubblicazione. Il libro della Beradt colpisce per la sua semplicità espositiva, l’autrice non cerca in alcun modo di rivestire panni clinici o filosofici, si limita a riportare i racconti onirici, veri e propri incubi, dei suoi intervistati. Convinta che nei sogni si nascondesse un senso dimostrabile, che da quelli si potesse risalire alla realtà effettuale, voleva mettere in luce quanto stava avvenendo in Germania. Era giustamente consapevole che: 

le immagini oniriche avrebbero potuto contribuire all’ interpretazione della struttura di una realtà che stava trasformandosi in un incubo”

 I sogni, a suo vedere, ben riflettevano le condizioni drammatiche in cui si erano venuti a trovare i tedeschi sotto il governo di Hitler. Che si trattasse del lattaio, della sarta, di un vicino, giovane o anziano, nei loro sogni emergevano i fantasmi persecutori provocati da un regime totalizzante. A turbare i sonni erano:

i conflitti provocati dalla realtà pubblica, con le sue informazioni parziali, i suoi mezzi  presagi, dati di fatto, voci, supposizioni e il conseguente accumulo di tensioni.

Gli incubi erano una rappresentazione chiara della vita quotidiana, le conseguenze di una politica che si ripercuoteva sui cittadini. E nonc’è bisogno di raffinate chiavi interpretative, la lettura è immediata, i sognanti stessi sono i primi a esserne consapevoli; i sogni raccolti sono emblematici, espongono i timori ma anche i desideri di gente comune. Per brevità ne riassumo solo alcuni: un piccolo imprenditore, da sempre sostenitore del partito socialdemocratico, sogna che Goebbels visiti la sua fabbrica, che faccia schierare tutte le maestranze e ordini di levare il braccio nel saluto nazista, ma l’imprenditore non riesce a sollevarlo, o almeno solo un poco a prezzo di lunghi e dolorosi sforzi, e viene insultato pubblicamente. Una signora sogna che la polizia possieda un congegno con il quale possono essere letti i pensieri dei cittadini e grazie a quel marchingegno lei viene accusata di odiare Hitler e arrestata tra una folla che la ricopre di sputi. Una professoressa di matematica sogna che è stata fatta una legge che proibisce di annotare tutto ciò che ha a che fare con la matematica; lei allora si nasconde in un bar frequentato da ubriaconi e scrive su un foglietto di carta con inchiostro simpatico alcune equazioni. Una casalinga sogna che tutte le sere una SA si insedia nel suo salotto per ascoltare e registrare ogni conversazione; un funzionario sogna che orecchie vengono incollate a tutte le pareti; un ortolano sogna che un suo vecchio cuscino ricamato riporti a voce alta quanto si è detto in famiglia. Una ragazza che ha un naso adunco sogna in continuazione di smarrire i suoi documenti e di essere arrestata e deportata perché ritenuta un’ebrea. Un ventiseienne sogna di sfilare in parata con le SA ma lui solo è in abito civile, lo vogliono per questo picchiare ma arriva Hitler che invita a lasciarlo stare, ad accoglierlo nei ranghi. Una domestica sogna di trovarsi ad uno spettacolo riservato ai membri del partito nazista, ha paura  perché sa di non avere i requisiti per partecipare ma arriva Hitler che le si siede accanto e le cinge le spalle con un braccio. Una ragazza che aveva una nonna ebrea sogna di passeggiare con Hitler e tutti la guardano con ammirazione.Un avvocato e notaio berlinese sogna di andare ad un concerto ma scopre che il suo biglietto è solo una pubblicità e al suo posto siede un’altra persona. Una casalinga sogna di non poter più rientrare in casa, si reca a casa della suocera ma è abitata da estranei, cammina per la città ma è tutto cambiato, non riesce a riconoscere le strade, vaga sotto la  pioggia senza meta. Le rappresentazioni oniriche mostrano le paure determinate da un mondo irreparabilmente cambiato: leggi oppressive, figure minacciose, desideri di adeguamento, spaesamento, fantasie di fuga. Sono letture chiare del presente, anticipano quando sta per accadere. Charlotte Beradt, grazie ai suoi sogni, a quelli di altri, saggiamente decise di fuggire negli USA; i più restarono e pagarono un prezzo altissimoUna citazione a parte merita la postfazione al libro redatta da BrunoBettelheim. Questi rileva come un potere dispotico possa uccidere il sonno e impedire il rinnovo delle energie emotive attraverso i sogni; un regime può opprimere i suoi oppositori anche costringendoli a sognare in un modo determinato. Bettelheim invita a imparare dai sogni quando dobbiamo vivere in situazioni difficili, diverse dalle nostre aspettative, perché le fantasie oniriche proseguono i pensieri presenti nella veglia e ci parlano di una vita interiore di cui il sognatore non è consapevole: “perché il sogno va direttamente al nucleo emotivo del problema quale che sia il complesso travisamento e il sognatore può facilmente scrutare in profondità la natura vera del sistema.

Sottolinea come ogni regime dispotico si alimenti su profonde e rimosse angosce infantili.In sostanza il libro della Beradt è una raccolta di racconti ammonitori, vi traspare una umanità sottomessa, timorosa, alla ricerca di un compromesso, ma avvertita di pericoli maggiori che incombono. E una vita onirica dolorosa può metterci sull’avviso, segnalarci i motivi profondi di una sofferenza, indicarci quanto non abbiamo il coraggio di vedere a occhi aperti perché si preferisce sperare in una sistemazione degli eventi, perché ci aggrappiamo a una speranza quando magari  bisognerebbe solo dare ascolto all’istinto di sopravvivenza. Viene da pensare quanto interessanti avrebbero potuto essere indagini analoghe ai tempi del Terrore nella Francia rivoluzionaria, durante la repressione staliniana, ma anche in epoche meno drammatiche, quando non è la sopravvivenza a essere minacciata ma il futuro dei figli, la convivenza civile, i risparmi, quando si è governati da una cultura politica intrisa di pregiudizi. E un lavoro analogo a quello della Beradt potrebbe essere fatto anche oggi. Certo non siamo sotto il tallone del nazismo ma è indubbio che stiamo assistendo a cambiamenti epocali, sociali ed economici (…)

/var/folders/1_/nqhj8yms50z9hdcs9580wtyr0000gp/T/com.microsoft.Word/WebArchiveCopyPasteTempFiles/3-561734920d.jpg

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...